Lacci: un romanzo sui legami difficili

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lacci recensione romanzo
© Gianni Fiorito

#Titolo: Lacci
#Autore: Domenico Starnone
#Casa Editrice: Einaudi
#Prezzo: 17,00€

Carissimi lettori e gentilissime lettrici,

In questa serata che ha ancora il sapore e le temperature dei periodi invernali, ho il piacere di presentarvi un racconto molto interessante, dal linguaggio semplice e immediato: “Lacci”, scritto da Domenico Starnone e pubblicato da Einaudi nel 2014.

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L’autore, noto anche come sceneggiatore, vanta numerosi titoli pubblicati tra romanzi e racconti. Tra questi mi sento di citare “Via Gemito”, che gli valse nel 2001 sia il Premio Strega che il Premio Napoli, oltre che il Premio selezione Campiello.

In Lacci, Starnone ci offre uno spaccato di vita familiare: ci coinvolge subito nel pensiero tormentato e arrabbiato di Vanda, lasciata dal marito per una donna più giovane di lei. Il fuoco della trama sta tutto lì, in quelle quindici pagine iniziali in cui la protagonista consegna alle sue lettere l’amarezza del tradimento.

“Penso che ancora non ti sei reso conto di ciò che mi hai fatto. Capisci che è come se mi avessi infilato una mano in gola e tirato, tirato, tirato, fino a strapparmi quello che ho nel petto?”

Sono passati anni da quell’evento, Vanda e Aldo sono anziani e si sono apparentemente lasciati alle spalle la frustrazione e il dolore che ne sono derivati. I figli sono grandi e la difficoltà maggiore al momento è legata all’organizzazione della casa in occasione della partenza per le ferie. Le giornate intanto scorrono lente, sullo sfondo di un’apatica vita coniugale.

Il racconto di Lacci si sviluppa su tre diversi spazi temporali; brevi capitoli che, come finestre, gettano lo sguardo prima sul passato e poi sul presente, diventando specchi di una vita densa di troppe verità nascoste.

Cos’è rimasto di quello squarcio d’esistenza che mise in discussione, fin dalle fondamenta, un rapporto consolidato negli anni? L’autore ce lo narra, focalizzandosi sui segni rimasti nell’anima di chi c’era.

“In serata, scegliendo con cura le parole, provai a spiegarle che non si trattava di tradimento, che avevo grande stima di lei, che il vero tradimento è quando si tradisce il proprio istinto, i propri bisogni, il proprio corpo, se stessi. […] Mi terrorizzò ma non mi coinvolse, il suo tormento non mi entrò mai nel petto come se fosse il mio. Ero in uno stato d’ebbrezza che mi avvolgeva come una tuta ignifuga.”

Lacci è un romanzo che parla di legami, non tanto di quelli che aiutano a stare in equilibrio, ma piuttosto quelli che destabilizzano: stringono, soffocano e ledono la libertà, fino a rendere precario il passo facendoti rovinosamente cadere a terra… proprio come un paio di stringhe allacciate male. In questa interpretazione, il titolo e la rappresentazione in copertina appaiono perfettamente calzanti, aiutandoci a riflettere meglio sui fatti narrati.

Le relazioni mettono in atto dinamiche talmente varie e ricche di sfumature che riuscire a trattarne l’argomento in modo efficace risulta tutt’altro che semplice. Tuttavia, Domenico Starnone, con lo stile armonico e concreto che gli è tipico, è qui riuscito pienamente nell’impresa. Capace infatti di farci entrare nell’intimo dei personaggi, permette di toccarne le ferite ancora aperte nel cuore e nella mente.

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Rivela con tatto motivazioni e scelte, scoprendo pian piano le ipocrisie, come fossero polvere nascosta sotto il tappeto, per poi contrapporle con l’assoluto ordine: il tentativo insano di celare debolezze e paure. Anche l’apparente accettazione dell’evento, traumatico e svilente, non è che lo scendere a compromessi pur di non doversi mettere in discussione, aprirsi al cambiamento e a una necessaria autonomia emotiva.

C’è poi la sofferenza dei più fragili, i figli, che rimangono sullo sfondo, a volte addirittura strumentalizzati, ignorati, quasi avessero occhi troppo piccoli per poter cogliere lo sfaldamento delle loro certezze. Ciò si ripercuoterà su ogni scelta e su ogni aspettativa proiettata sul futuro.

Il dolore, non solo quello segnato dal tradimento, si muove per sempre in modo sottile nell’anima delle persone, lacerando lentamente sogni e fiducia nell’altro. Uno squarcio incapace di richiudersi, il cui spasmo si ripercuote sulla voglia di affidarsi e di costruire nuovamente rapporti funzionali e autentici, non solo con gli altri, ma anche con sé stessi. L’incapacità poi di raccontarsi la verità, diventa un tarlo che logora e consuma, portando così allo sfinimento.

“Le lettere custodivano la traccia di un dolore così forte che, se liberato, avrebbe potuto attraversare la stanza, dilagare per il soggiorno, irrompere oltre le porte chiuse e tornare a impadronirsi di Vanda scrollandola, tirandola fuori dal sonno, spingendola a gridare o cantare a squarciagola.

A lettura ultimata, penso che Lacci abbia perfettamente raggiunto il suo obiettivo: farci comprendere che la verità non può mai essere imbrogliata, poiché nessuno sarà mai in grado di nascondersi davvero a essa. Si paleserà sempre e comunque, d’improvviso si rivelerà per quel che è: dissacrante e potente. Non c’è compromesso che possa davvero compensare il prezzo della rinuncia alla propria integrità personale.

“Mi imbarazzai. Avevo insegnato a Sandro ad allacciarsi le scarpe? Non me lo ricordavo. E a quel punto, senza una ragione immediata, non mi meravigliai più che mi fossero estranei, il senso di estraneità era implicito nel nostro rapporto originario. Finché ero vissuto con loro ero stato un padre distratto che per riconoscerli non sentiva il bisogno di conoscerli. Ora che per fare buona figura volevo assorbire tutto di loro, li guardavo con un’attenzione eccessiva – come degli estranei appunto – divorando dettagli per la smania di saperne tutto in pochi minuti. Risposi mentendo: sì, credo di sì, gli ho insegnato tante cose, a Sandro, forse anche ad allacciarsi le scarpe.”

Ciò che fa la differenza infine, è il modo in cui viviamo i rapporti. Essi sono i lacci di cui spesso sentiamo il bisogno, che cerchiamo con insistenza o di cui vogliamo liberarci. A volte li stringiamo per rendere il passo sicuro e in grado di tenerci saldamente in piedi, oppure li tramutiamo irrimediabilmente in cappio… bloccandoci in un inciampo dal quale, nonostante il passare del tempo e a dispetto delle bugie che ci raccontiamo, difficilmente sarà possibile liberarsi.

Concludo la mia breve recensione consigliando la lettura di questo libro, in grado di coinvolgere il lettore e di attivare una buona autocritica sul bisogno di relazionarsi agli altri e sulla necessità di guardarsi dentro con sguardo sempre autentico.

In attesa di conoscere presto il vostro parere, auguro a tutti buona lettura e vi do appuntamento con piacere su Monlaw.it!

Tratto dal romanzo, l’omonimo film di Daniele Lucchetti.