Lacci: che rumore fa l’infelicità?

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lacci-recensione film

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  • TITOLO: Lacci
  • GENERE: Drammatico
  • ANNO: 2020
  • REGIA: Daniele Lucchetti
  • ATTORI: Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Giovanna Mezzogiorno, Silvio Orlando, Adriano Giannini, Linda Caridi, Francesca De Sapio
  • DURATA: 100 Min

Napoli: Aldo (Luigi Lo Cascio) e Vanda (Alba Rohrwacher), genitori di Anna e Sandro, si sono sposati molto giovani, probabilmente per rincorrere il loro sogno di libertà.

Con il tempo, Aldo inizia a sentirsi imprigionato e vede in Lidia, una giovane studentessa trentenne, la libertà a cui tanto aspirava. Così, pur essendo cosciente di quale sia il suo posto nel mondo, sceglie di seguirla a Roma, abbandonando la sua famiglia.

La settantasettesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia si è aperta con la proiezione di Lacci di Daniele Lucchetti, un regista italiano che torna finalmente a presentare un suo lavoro in questo contesto internazionale dopo molti anni di assenza. La pellicola, all’apparenza, è il semplice racconto della vita di una normale famiglia composta da mamma, papà e due bambini. È del tutto normale, infatti, che un padre insegni ai propri figli ad allacciarsi le scarpe… ma davvero il titolo “lacci” ha un significato puramente materiale? E soprattutto, è davvero possibile costruire una felicità duratura sulla base di un patto che, in quanto tale, DEVE essere rispettato?

Probabilmente i numerosi flashback che caratterizzano il film fanno sì che lo spettatore un po’ si perda nel corso dei quarant’anni durante i quali si estende il racconto. Quarant’anni in cui – storicamente e culturalmente parlando –   il concetto di “famiglia”, e non solo, si è evoluto in maniera radicale. Di conseguenza, quello tra Aldo e Vanda che, seppur per poco, è stato anche un rapporto d’amore, finisce per diventare un laccio che imprigiona i personaggi impedendo loro quasi di respirare.

lacci-recensione filmLa struttura narrativa di Lacci, fatta di continui andare, tornare e crollare, ha sicuramente origine dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone del 2014 nel quale l’autore mette il lettore spalle al muro di fronte al fatto che, a volte, una delle facce del rapporto di coppia possa essere un letale mix di cattiveria e sadismo. Di fatto, però, è lo sguardo di Lucchetti a osservare i protagonisti dall’interno, non solo delle mura domestiche, ma anche e soprattutto delle loro anime consumate dalla rabbia e dal dolore. Ecco allora che, dopo quaranta lunghi anni, persino un uomo come Aldo (Silvio Orlando) finisce per dire: «Basta!», mentre una madre amorevole come Vanda (Laura Morante) si ritrova a fare una scioccante affermazione come: «Non mi piaci tu […] e non mi piacciono i nostri figli».

Assume un senso, quindi, il caos provocato da quegli stessi figli (Giovanna Mezzogiorno e Adriano Giannini) mentre i genitori non erano in casa. Il fatto è da considerarsi come il loro modo di condividere col mondo esterno sensazioni ed emozioni contrastanti che hanno assorbito e portato dentro per anni, ma, contemporaneamente, anche quello migliore per distruggere qualcosa che non avrebbe mai dovuto prendere vita per poi ricostruire tutto da zero facendo, per prima cosa, sparire  il gatto Labes, che da sempre ha portato nel nome un presagio di rovina. Perché, è vero, i lacci legano le scarpe e ci permettono di camminare senza perderle, ma se stringi troppo anche i piedi soffocano… e fanno male.

In conclusione, si può dire che i primissimi piani di Lucchetti siano il linguaggio che il regista ha prediletto per mostrare a tutti le macchie su quei “panni sporchi” che tutti tendiamo a lavare nelle stanze chiuse delle nostre case. Vuol far sentire tutto il rumore che fa davvero lo sgretolarsi di qualcosa che non ha mai potuto contare su delle basi realmente solide. Un rumore che poi somiglia tanto a quello che fa il corpo di una donna quando, ormai stanca, non trova altra soluzione che volare da una finestra e dormire per sempre su un freddo marciapiede.

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