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U4. Koridwen – la saga post apocalittica per ragazzi

U4-primo capitolo-saga

U4. Koridwen è il primo volume della serie francese “U4”, saga post-apocalittica per ragazzi che racconta di un mondo popolato solo da adolescenti di età compresa tra i 15 e i 18 anni. Quattro volumi scritti da quattro autori diversi, usciti nel corso del 2018.

#Titolo: U4. Koridwen
#Autore: Yves Grevet
#Pagine: 304
#Casa Editrice: Garzanti
#Prezzo: 14,31€

Su indicazione di un’amica, ho inserito volentieri tra le mie letture questo libro di recente pubblicazione, dedicato per lo più a un target di lettori adolescenti.

“Siamo pur sempre i Guerrieri del tempo. E io conosco il modo per tornare indietro. Lo conosco da sempre. Ma non posso farlo da solo. Ho bisogno di voi. Insieme potremo riscrivere il passato ed evitare così la catastrofe. Credete in me, credete in voi e sconfiggerete il più potente dei nemici: il virus.”

Koridwen (Kori) ha 15 anni, vive in Bretagna e, attraverso una cronaca puntuale, ci racconta di sé e degli amici che condividono con lei giorni particolarmente difficili. Sopravvissuta a un terribile virus, Utrecht 4, che ha sterminato la popolazione, decide di partire verso la Francia con il cugino Max.

Seguendo le direttive di Khronos, l’ideatore di un videogioco molto popolare prima che l’epidemia si diffondesse, si convince a raggiungere la capitale francese; in compagnia di Max e alla guida del grosso trattore di suo padre, inizia così la sua avventura. Secondo le indicazioni di Khronos, a mezzanotte del 24 dicembre, sotto il più antico orologio di Parigi, una porta temporale potrebbe aiutarla a tornare nel recente passato, per poter scongiurare dalla morte tantissime persone.

U4-primo capitolo-saga

L’esistenza di Kori si trasforma in una coraggiosa lotta per la resistenza, fatta di vita clandestina in deserte strutture abbandonate, litigi tra bande rivali e il rischio di essere uccisa in qualunque momento. Al virus U4 sopravvivono solo adolescenti, ed è proprio da questo che se ne ricavano gli spunti più interessanti. E’ un libro che tocca molte delle tematiche adolescenziali, anche se purtroppo risulta carente sotto alcuni aspetti.

Se la trama infatti offre argomenti avvincenti, il modo con il quale viene sviluppata delude un po’ le aspettative. Il linguaggio è ben curato, ma tutta la struttura lessicale è costruita su frasi brevi e asciutte, che danno spesso al lettore la percezione di leggere soltanto un elenco di avvenimenti e di situazioni che si susseguono.

La sensazione generale che ho avuto, pagina dopo pagina, è che vi fosse ben poca attenzione all’approfondimento degli stati emotivi. Da lettrice, mi piacerebbe sentire più palpabile la drammaticità degli eventi narrati. Il trovarsi in un mondo completamente stravolto, sola e con la paura di venire catturata, sono situazioni che dovrebbero generare nella protagonista forti emozioni: l’autore però, si è purtroppo limitato ad affrontare i vissuti solo superficialmente, descrivendoli più che altro con un lucido sguardo razionale.

“Yannis mi osserva con uno sguardo colmo di gentilezza. Non so se provi qualcosa per me o se gli piacerebbe provarlo. Davvero è possibile affezionarsi a qualcuno in così poco tempo? Stanotte non ci siamo promessi niente ma siamo stati felici l’una nelle braccia dell’altro”

Kori prova le emozioni tipiche del periodo adolescenziale: da un lato la muove il bisogno di sentirsi parte di un gruppo, dall’altro è forte l’esigenza di dimostrarsi autonoma e all’altezza delle prove che si presentano. Viscerale è Il desiderio di un amore profondo e passionale ma succede poi di lasciarsi trasportare da relazioni fugaci, poco coinvolgenti e velocemente fruibili. Purtroppo il lettore riesce solo raramente, in alcuni passi del libro, a sentire emotivamente la protagonista, che finisce per apparire per lo più fredda, monoespressiva ed introversa.

“Mia nonna mi ha sempre insegnato che la vita è preziosa, non solo quella degli uomini ma anche quella degli animali e delle piante: non possiamo di sopprimerla se non in caso di assoluta necessità. Diceva che siamo cellule viventi di un unico grande organismo, la terra, nel quale ciascuno di noi ha un compito da svolgere.”

Solo nei passaggi dedicati alla nonna, all’affetto che prova per lei e alla fiducia che le trasmetteva, si avverte la forza del legame che unisce Kori al proprio passato. La nonna di Kori era una donna forte e determinata, credeva fortemente in lei, facendola sentire capace e ricca di risorse. Le manca il rapporto profondo che le univa e che, nonostante la morte e il tempo trascorso, continua ancora a infonderle motivazione alla vita. Questa figura, tanto presente nel ricordo della nipote, introduce nel romanzo l’elemento “magico”, l’intervento spirituale ed esoterico, che supporta Kori in tutta la sua lunga avventura.

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“La filastrocca Bretone ar Rannoù”, che fa da filo conduttore nella narrazione, risale al 1848: diventa per il lettore una melodia di sottofondo, come una nenia armoniosa che lo accompagna e lo guida lungo la strada. Questa stessa melodia permette a Kori di mantenere quel personale contatto con la nonna, fatto di calore e di complicità. La donna diventa il simbolo del passato, del valore profondo che la storia di ciascuno di noi detiene e dei profondi significati con cui finisce per arricchire tutte le esperienze.

“Mi si chiudono gli occhi e all’improvviso rivedo i terreni che circondano la nostra fattoria. I campi in pendenza costeggiati dai noccioli. Lì non si è obbligati ad alzare la testa per vedere il cielo.”

Coerenti con le tematiche trattate e con i fatti che si susseguono sono le descrizioni delle ambientazioni e delle atmosfere. Lo stile così ermetico ed essenziale dà perfettamente l’idea di un mondo in rovina, deserto e sull’orlo dell’abisso. Le strade sono abitate da cani selvatici e ragazzi fuori controllo, desiderosi di dimostrare il proprio potere sul coetaneo più fragile ed indifeso. Il mondo dei videogiochi pare essersi spostato nel mondo reale, dove la morte è un fatto che scivola via, non c’è pianto né disperazione ma solo un prendere atto di quanto accade.

Kori uccide, per autodifesa, senza però che il senso di colpa scaturito la tocchi davvero nel profondo, né la attraversi intimamente per cambiarla e renderla adulta. Diventa come il personaggio virtuale che si muove sullo schermo della consolle, quando imbraccia le armi e manda a terra i propri nemici: uomini senza volto e senza identità. Cosi, allo stesso modo, i morti del romanzo spesso non hanno identità né ruolo preciso, né muovono pietà o dolore… piuttosto un tiepido brivido interiore che sfiora appena la superficie della coscienza, come il vento che increspa la pelle dell’acqua quando, leggero, la tocca.

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In U4, la protagonista combatte per la salvezza, di sé e del mondo, lasciandoci orfani della forza che questo obiettivo dovrebbe avere all’interno della storia, nella quale per lo più si perde scivolando sul fondo. Anche la preoccupazione per il futuro, a cui ogni tanto accenna, si realizza in qualche battuta o tiepida valutazione. E’ un aspetto che meritava migliore approfondimento, uno spazio più corposo che avrebbe arricchito di maggiore spessore tutta l’opera.

Finito il romanzo, viene da chiedersi se davvero questo sarebbe l’atteggiamento di un gruppo di adolescenti sopravvissuto alla tragedia, o se forse ne è solo la lettura fantasiosa di un adulto poco indulgente. Mi trovo chiaramente a sperare nella seconda delle due ipotesi.

Non manca però il finale a sorpresa, che muove la curiosità e riesce nell’intento di lasciare la porta aperta su altri e diversi sviluppi. Inutile dire che sono molto interessata al vostro parere, per cui rimango in attesa dei vostri spunti di riflessione e di approfondimento.

Buona lettura a tutti e a presto!

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REVIEW OVERVIEW
Voto:
Sono diplomata in Ragioneria e iscritta alla facoltà di Scienze dell’educazione presso la Bicocca di Milano, classe 1973. Adoro da sempre la buona lettura: spazio volentieri dai libri classici a quelli più moderni. Amo il cinema e la scrittura, oltre a dilettarmi nel disegno e nella decorazione d’interni. Considero il blog Monlaw uno spazio divertente e moderno in cui potermi cimentare.