LA BARRIERA- la serie che ha profetizzato il Covid-19

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la barriera serie tv recensione

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Nel 2020, in seguito alla fine della Terza Guerra Mondiale, l’umanità viene colpita da un virus estremamente letale e contagioso, che si trasmette attraverso i fluidi corporei: il Noravirus. I politici avvisano che “Niente sarà più come prima”, ma che gli stati sono uniti al fine di far fronte a questa pandemia mondiale. Gradualmente le democrazie mutano in dittature e il mondo si trasforma in macerie, dove solo chi comanda ha la possibilità di vivere una vita dignitosa.

Anni dopo, nel 2045, in Spagna vige un regime autoritario basato sul terrore, in cui chi non si sottomette, viene punito con la morte. A Madrid viene eretto un muro (La Valla) per separare la casta dirigente da tutti gli altri. La città è così divisa in due regioni strettamente chiuse: il settore 1, dove risiede il governo, e il settore 2, che accoglie il resto della popolazione. L’unico modo per passare da una zona all’altra è attraversare la recinzione che le separa, per la quale è necessario disporre del salvacondotto regolamentare.

Le persone comuni sopravvivono con poco, in case diroccate e quartieri pericolosi. I ricchi, al contrario, abitano in ville sfarzose, circondate dal verde, ai cui tavoli vengono sempre serviti abbondanti banchetti.

Al centro di tutto, partendo dall’incipit, c’è una famiglia di Madrid che cerca di fuggire dalla città prima che la situazione peggiori. Le figlie, le gemelle Julia e Sara, vedono il proprio padre essere trascinato via dall’esercito, mentre la madre, Emilia, osserva la situazione impotente. Venticinque anni dopo, proprio nel 2045 ed è qui che la storia si sviluppa, Julia (Olivia Molina) vive ancora con la madre Emilia.

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Sara, invece, dopo aver contratto una malattia di cui non si è riuscita a trovare una cura, è morta lasciando la figlia Marta (Laura Quirós) e il marito Hugo (Unax Ugalde). Tornati a Madrid, per ricongiungersi con il resto della famiglia, padre e figlia si rendono conto che la situazione nella capitale spagnola è molto più terrificante di quanto avrebbero mai potuto immaginare.

Questo è il soggetto della serie televisiva spagnola La Valla (La Barriera, nella versione italiana). Prodotta da Atresmedia in collaborazione con Good Mood Productions per poi essere acquistata e trasmessa da Netflix, la storia non ha una trama particolarmente originale, anzi, molti dei temi che vengono esplorati sanno un pò di già visto e di già sentito.

La serie non ha quindi niente di nuovo rispetto ai classici film post apocalittici. Mescola infatti la divisione in caste di Hunger Games con l’importanza dei bambini de La Quinta Onda, con un pizzico della sceneggiatura delle pellicole sulla diffusione di pandemie mondiali, come Cecità e Contagion.

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Pur non trattandosi di nulla di nuovo, però, l’inquietante attualità di quello che troviamo sullo schermo ne ha fatta una serie che vale comunque la pena vedere, se non altro per l’interessante visione di come questi elementi si sviluppano in un territorio diverso da quello che siamo abituati a vedere. Infatti, se solitamente le storie di questo genere vengono ambientate negli Stati Uniti, qui ci troviamo in un contesto a noi più vicino: la Spagna.

Al centro di questa storia, oltre al classico dramma familiare che vede i protagonisti lottare per restare uniti e per sopravvivere, troviamo anche un interessante sviluppo politico. Non ci sono importanti storie d’amore a rubare la scena, ma il tutto si basa sull’evidenziare come un governo corrotto possa fare di tutto per mantenere il controllo.

Nonostante l’inizio della serie sia prettamente basato sui rapporti interpersonali e sulla famiglia di Julia, successivamente il soggetto si amplia e si fa collettivo. Non è più la storia di un singolo, ma diventa universale, mostrando cosa il popolo debba fare per far valere i propri diritti. Ed è proprio quando smette di parlare di un personaggio in particolare che la storia si fa più interessante perché mette in mostra elementi che solitamente rimangono in secondo piano. Si da spazio a spiegazioni mediche, così come a quelle politiche ed economiche, senza mai annoiare o risultare pesante.

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La Barriera ha una trama che, da un lato guarda al passato e alla storia dei remigi totalitari, ma dall’altro è concentrata sul presente in quanto le caratteristiche del Noravisrus hanno molto in comune con il nostro Coronavirus. Man mano che la serie si sviluppa veniamo sempre più a conoscenza delle caratteristiche di questa pandemia. Né scopriamo i sintomi passo passo, come è accaduto realmente con il COVID. Inoltre, nonostante la storia strizzi un occhio ai classici film post-apocalittici del passato, che curano le malattie con metodi folli, La Barriera propone una soluzione assai più logica, ma anche, per come si era sviluppata la trama, non scontata.

La serie quindi è un bello spaccato di realtà che si concede qualche licenza poetica per rendere il tutto più interessante. Nella sua sola stagione di 10 episodi da circa un’ora ciascuno, affronta moltissimi temi (una pandemia mondiale, un governo corrotto, la resistenza politica, il divario tra ricchi e poveri e il legame familiare), dando a ciascuno lo spazio necessario per essere sviluppato. Nonostante molte cose rimangano nel mistero fino alla fine, giusto per mantenere alta la suspense, alla chiusura lo spettatore ha tutte le sue risposte e può ritenersi soddisfatto.

Riguardo agli aspetti tecnici, ho trovato la sceneggiatura molto convincente con un buon balance tra personaggi buoni, cattivi e altri che ci rimangono incogniti fino alla fine. Bella la fotografia, i costumi e l’uso dei suoni. Solo gli attori e i dialoghi non erano particolarmente convincenti, ma, nel complesso, penso che La Barriera sia una serie che vale assolutamente la pena vedere.

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