Non perdiamoci di vista- la Bosco mette a confronto tre generazioni

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non perdiamoci di vista recensione

#Titolo: Non perdiamoci di vista
#Autore: Federica Bosco
#Casa Editrice: Garzanti
#Prezzo: 17,00€

Non perdiamoci di vista è l’ultimo romanzo di Federica Bosco, pubblicato in collaborazione con Garzanti Editore. Come chi mi segue saprà, sono una grande amante dei libri di questa autrice, capaci di far riflettere, commuovere e divertire allo stesso tempo.

La sua bravura sta proprio nel riuscire a raccontare con dolcezza e “leggerezza” tematiche complesse e toccanti, come la malattia, la morte e la violenza, facendo passare il messaggio che il dolore sia parte della vita, che l’amore è più forte di qualunque cosa, che l’amicizia è eterna e che ogni giorno debba essere comunque affrontato con un sorriso. La sua prosa scorrevole, scanzonata e ironica è sempre riuscita a farmi immergere in storie meravigliose, ognuna delle quali è un viaggio umano e assolutamente realistico nel mondo e nella mentalità femminili.

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Mi sono sempre un po’ ritrovata nelle sue protagoniste (o almeno così mi piace pensare): donne all’apparenza deboli, ma con una grande forza nascosta che la vita, con le sue avventure e i suoi ostacoli, costringe loro a tirar fuori. Anche il personaggio principale di questo romanzo non è certamente da meno.

Betta, fisioterapista, ex moglie di Fabrizio, figlia di Leontine e madre di Vittoria e Francesco, fa parte di una composita e nostalgica combriccola di amici, figli degli anni ’80, convinta di avere ancora tutto il tempo del mondo e incapace di lasciare andare il passato.

La donna cammina su quel filo sottile tra passato e futuro, senza alcuna protezione che le possa garantire sicurezza: da un lato si confronta con la madre, donna autoritaria e tutta d’un pezzo per la quale “invecchiare era una parte inevitabile della vita che nessuno tentava di bloccare con elisir di giovinezza, o miracoli, ma era un lento e dignitoso passaggio che veniva vissuto in maniera corale”.

Dall’altro lato ci sono i figli, generazione incapace di provare empatia o compassione, che “non era pronta a resistere a un «no», non lo capivano, non lo accettavano, non lo ritenevano possibile. Noi non rappresentavamo il potere, o delle figure di riferimento da imitare, temere o quantomeno rispettare, eravamo soltanto scadente personale di servizio, domestici da spremere senza sosta, che, al primo barlume di autorità, venivano ripagati con l’amara moneta della deprivazione affettiva, a cui non sapevano resistere”.

A complicare ulteriormente la sua quotidianità, ci si mette pure un amore che ritorna: Betta, che inizialmente è riuscita a gestire la separazione dal marito in maniera intelligente, mettendo al primo posto la salvaguardia dei figli, si ritrova nuovamente innamorata di Niccolo’, vecchio amore di gioventù che probabilmente “aveva un ricordo di me che nemmeno Pitanguy avrebbe potuto riesumare”.

Fronteggiare questi, e altri più drammatici, improvvisi cambi di rotta non sarà facile, né per la protagonista, né per chi le sta vicino. Lo sgangherato gruppo di amici si ritroverà infatti ad affrontare la realtà all’improvviso, dimostrandosi totalmente incapace di gestirla.

Eravamo sistemate tutte davvero bene. Antonella che moriva dietro a un bugiardo patologico. Costanza che ogni tanto si concedeva un toy boy. Letizia che non riusciva a farsi sposare nonostante i quattro figli. Anita fidanzata coi suoi gatti. Miriam che giocava alla dominatrice col povero Woody e Linda che continuava a sentirsi la star fucker dei tempi che furono.

 Non perdiamoci di vista è uno spaccato quanto mai realistico di più generazioni a confronto, tra le quali però prevale, più di ogni altra, quella di chi è cresciuto negli anni ’80 con “…un sacco di speranza negli occhi, la musica nelle orecchie e il desiderio di un amore che durasse per sempre…” e che si ritrova a fare i conti con sogni e tramonti mancati.

Nel romanzo grande spazio viene dato alle tematiche spesso riconducibili ai lavori di Federica Bosco, come l’amicizia e l’analisi dei sentimenti, ma vengono anche affrontati nuovi temi estremamente attuali: le difficoltà del mondo lavorativo italiano e i social media utilizzati dai giovani.

Nella trama, a tratti divertente e a tratti commovente, l’elemento principale è il confronto tra tre generazioni. Da un lato abbiamo Leontine, madre di Betta e donna dal grande carisma, capace di mettere tutti in riga e di dare sempre il consiglio migliore. Dall’altro abbiamo la generazione della protagonista, adulti non troppo cresciuti che cercano di capire come funzioni la vita tra drammi sentimentali e situazioni famigliari complicate. Infine, abbiamo dei teenager che vivono la propria giovinezza cercando di non crollare per il bullismo dei coetanei o per i disastri degli adulti.

Crudo ed efficace è proprio il ritratto del fenomeno del bullismo: “Eravamo tutti stati presi di mira a turno a scuola, era una legge di natura che non risparmiava nessuno a scuola e nemmeno nella vita…… Ma ora era tutto più crudele e cattivo, c’era un sottile gusto sadico nel vedere soffrire gli altri e non bastava vederli soffrire, bisognava demolirli, distruggerli, spingerli a farsi del male e, possibilmente, documentare il tutto con un bel video virale. E contro questi haters non c’era medicina, perché non avevano mai un rimorso o un rimpianto, non c’era la minaccia della vergogna a farli desistere”.

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Non perdiamoci di vista è narrato in prima persona dalla protagonista, come tutti i libri della Bosco. Ciò ci da la possibilità di entrare nella mente del personaggio e di vivere la storia insieme a lei. La trama, molto scorrevole, risulta così una storia per le donne e con le donne. È un ritratto senza sconti dell’animo femminile e un viaggio nella vita vera, fatta di scelte, sofferenze e gioie, con la consapevolezza che l’adulto di riferimento per ciascuno di noi va cercato all’interno di noi stessi.

I due problemi principali di questo romanzo sono a mio parere il personaggio principale e la conclusione. Betta non risulta sufficientemente realistica. A differenza delle protagoniste degli altri suoi romanzi, in questo caso la donna appare troppo “artificiale”: in tutti i suoi dialoghi, utilizza frasi fatte e ben studiate, come se avesse sempre il tempo di ponderare le parole e trovare il discorso più cool da inserire in una conversazione. Se all’inizio questa cosa sa un po’ di girls’ power, con lo svolgersi della trama, il lettore comincia a storcere il naso sentendosi preso in giro.

Per quanto riguarda il finale, oltre a risultare abbastanza leggero e artificiale, è anche decisamente troppo veloce. Se nello sviluppo della storia ogni singolo evento viene sviluppato gradualmente, l’epilogo è un fulmine a ciel sereno, poco spiegato e che lascia il lettore alquanto confuso.

Nonostante questo, la Bosco si riconferma narratrice sopraffina che, con una prosa fluida e composta, trascina il lettore in un vortice di avvenimenti e sentimenti.  Non perdiamoci di vista è un romanzo di forte impatto, non scevro da sbavature, ma capace di mettere il lettore dinanzi alla vita reale senza indorare la pillola e senza ricorrere a sfumature di colore che possano rendere il tutto meno traumatico. È una storia che invita a guardare la vita dalla giusta prospettiva, a godere a pieno dell’attimo e non nell’attesa del domani. È una lettura che insegna a lasciar andare e che rende consapevoli che, nel bene o nel male, siamo noi il nostro adulto di riferimento, anche se questo, il più delle volte, ci fa tanta paura.

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