Il professore e il pazzo: la vera storia di una folle amicizia

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il professore e il pazzo recensione

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1879: il professor James Murray (Mel Gibson) ha ripreso, dopo un lungo periodo di pausa, a lavorare all’Oxford English Dictionary. Rendendosi conto di non poter compiere quest’impresa da solo, chiede aiuto alla gente comune che, via posta, gli spedisce le definizioni di molti termini da tutto il mondo. Il più celere è, certamente, il signor W. C. Minor (Sean Penn), rinchiuso nel manicomio di Broadmoor dopo aver ucciso, in preda alla paranoia, un passante per errore, scambiandolo per il suo immaginario persecutore. Dopo anni di scambio epistolare, il professore e il “pazzo” iniziano ad incontrarsi, scoprendo, pian piano, di non essere poi così diversi.

Quella raccontata prima da Simon Winchester nel suo libro uscito nel 1998, poi da Farhad Safinia nel film “Il Professore e il Pazzo” è la storia vera dell’amicizia nata tra un pazzo ossessionato dall’idea di avere alle calcagna un persecutore da eliminare e un visionario convinto di riuscire da solo a regalare al proprio paese (e al mondo intero) un volume che spieghi come utilizzare le parole avendo consapevolezza del loro vero significato.

James Murray, infatti, è stato un professore di grammatica di Oxford (1837- 1915), a cui – nonostante non godesse della stima del mondo accademico – nel 1878 fu affidato il compito di redigere l’Oxford English Dictionary, progetto tanto ambizioso, quanto sottovalutato dai più. Come tutti coloro che hanno dato vita a qualcosa di utile per il mondo, in lui convivevano genio e sregolatezza. Nonostante fosse convinto di poter raggiungere il traguardo con le sue sole forze, a un tratto Mr. Murray dovette cedere al suo evidente bisogno di aiuto da parte della gente comune, alla quale chiese di inviare via posta la definizione di determinati termini, partendo, però, dalla lettura di alcuni testi.

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Il suo collaboratore più celere risultò essere, senza dubbio il signor Minor (oltre 10000 schede spedite), chirurgo dell’esercito americano il cui indirizzo, all’epoca dei fatti, era lo spaventoso manicomio di Broadmoor.

Già vent’anni fa, dopo aver letto questa storia, essendone rimasto particolarmente colpito, Mel Gibson decise di acquistarne i diritti, a distanza di tanto tempo, quando ha ritenuto di avere la maturità – e le caratteristiche fisiche – per portare in scena una storia tanto complessa, ha scelto di affidarne la realizzazione a qualcuno con il quale avesse già avuto modo di entrare in relazione: Gibson e Safinia – vero nome di P.B. Shemran – avevano già collaborato per Apocalypto, infatti.

Il risultato del lavoro del regista e sceneggiatore iraniano è un film – le cui riprese sono iniziate a Dublino nel 2016 con a disposizione un budget di 25 milioni di dollari –  dalla struttura fortemente classica in cui la tragedia umana diventa, vista con gli occhi di un uomo di gran fede, qualcosa di miracoloso; un film in cui, la bellezza della storia che si sta raccontando è persino in grado di mettere in secondo piano le mancanze del punto di vista registico ed attoriale; un film in costume che non porta sulla scena intrighi di palazzo o chissà cos’altro che avrebbe dovuto restare occulto, ma un evento storico di portata mondiale che si è potuto realizzare solo grazie al potere dell’amicizia e della cultura.

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Il vero intento della pellicola Il Professore e il Pazzo, in conclusione, non è poi tanto quello di celebrare l’opera di uno scienziato delle lettere – l’Oxford English Dictionary si compone in totale di venti volumi, dieci pubblicati nel 1928 e altri dieci pubblicati online negli ultimi anni –  bensì mostrare quanto il vero valore importante sia la cultura, perché solo grazie ad essa si raggiungerà la capacità di scegliere chi lasciar entrare nella propria vita: in fondo la storia d’amore tra il dottor Minor e la vedova dell’uomo da lui ucciso (Natalie Dormer) ha inizio proprio con un libro donato in segno di pace.

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