THE SOCIETY: cosa devi sapere prima della seconda stagione

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the society netflix

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-Trama:

The Society è una serie televisiva statunitense del 2019, creata da Christopher Keyser e diretta da Tara Nicole Weyr e Marc Webb. Il serial targato Netflix è una rielaborazione in chiave moderna della fiaba tedesca Il pifferaio di Hamelin e del romanzo Il signore delle mosche di William Golding.

La trama racconta la storia di un gruppo di adolescenti benestanti del New England che, dopo essere partiti per una gita scolastica mai terminata, vengono misteriosamente trasportati in una realtà simile alla loro, ma allo stesso tempo completamente diversa. Infatti, in questo nuovo mondo non c’è traccia dei loro genitori né di qualsiasi altro essere umano. La città dove vengono catapultati è una fedele riproduzione di quella in cui hanno sempre vissuto, tutto è al suo posto, ma le persone non ci sono più. Sono soli in un paesino in mezzo al nulla.

Anche se tutto questo, in un primo momento, sembra divertente, presto si accorgono dei pericoli a cui stanno andando incontro. Il cibo è limitato, non ci sono leggi e nessuno di loro è particolarmente ferrato in nessun mestiere. Come faranno a sopravvivere? Mentre cercano di capire cosa sia successo e come tornare a casa, i ragazzi, tra dissidi e fazioni, devono imparare a collaborare e a mettere da parte l’egoismo che li aveva sempre contraddistinti, tentando di creare un ordine e imporsi delle regole.

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La chiave di lettura per godersi e comprendere The Society è stata svelata dal suo creatore alla rivista Teen Vogue, rivelando alcune anticipazioni, prima che la serie fosse distribuita sulla piattaforma di streaming:

Adoro la domanda che pone il romanzo: “se venissimo lasciati a noi stessi, gli esseri umani troverebbero il modo di coesistere o finirebbe tutto nel caos?” La serie pone questa domanda non a bambini o ad adulti, ma a un gruppo di adolescenti, i quali stanno vivendo quel momento in cui si inizia a diventare responsabili del proprio destino. Come se l’età adulta, con i suoi rischi e le opportunità, arrivasse da un giorno all’altro.

Inoltre, ha aggiunto che l’intento della serie è quello di porre le grandi domande sulla natura umana:

Creare questo show con un gruppo di giovani attori ha creato un parallelismo con la storia raccontata. Abbiamo creato un mondo da zero, senza caos. Molti di loro non hanno mai avuto la responsabilità di condurre una serie TV. Lo stavano facendo insieme. Era abbastanza esilarante. Anche il fatto che tutti abbiano un incredibile talento ci fa sentire molto fortunati.

Il cast che ha composto il primo ciclo di episodi è composto da:

  • Rachel Keller è Cassandra
  • Kathryn Newton è Allie
  • Alex Fitzalan è Harry
  • Kristine Froseth è Kelly
  • Jacques Colimon è Will
  • Sean Berdy è Sam
  • Toby Wallace è Campbell
  • Gideo Adlon è Becca
  • Olivia DeJonge è Elle
  • Alex MacNicoll è Luke
  • Natasha Liu Bordizzo è Helena
  • Jose Julian è Gordie
  • Selena Qureshi è Bean
  • Jack Mulhern è Grizz
  • Grace Victoria Cox è Lexie

-Recensione:

Negli ultimi anni – e soprattutto negli ultimi mesi – Nextflix ha reso quanto mai evidente la scelta di dare sempre maggiore spazio a serie che hanno come target primario il mondo adolescenziale. Prodotti come Tredici, Sex Education, Baby e The Politician sono il frutto della necessità della piattaforma streaming di fidelizzare e coltivare una base solida di spettatori teenager.

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A questa categoria appartiene anche The Society, la cui prima stagione, formata da 10 episodi e a cui presto seguirà una seconda, trae molto più di una semplice ispirazione da una delle più note opere per adolescenti mai scritte: il signore delle mosche di William Golding. Anche se il luogo in cui sono bloccati i protagonisti non è un’isola sperduta, ma una cittadina a essi familiare da cui appare impossibile fuggire, le influenze del romanzo sono esplicite: l’estrazione borghese dei ragazzi, il tentativo di darsi regole e una struttura gerarchica e, infine, il male che prende inesorabilmente il sopravvento, come a sottolineare che la stessa natura umana conduce prima o poi alla prevaricazione e all’autodistruzione.

Sullo stile di Lost, The Society rielabora il concetto di isolamento, di ordine sociale e di gerarchia, relegandoli, in questo caso, nel macrocosmo adolescenziale, una realtà della quale sopravvivono i cliché di genere: rivalità tra sorelle, amori non corrisposti e tendenze sessuali difficili da dichiarare. Tutto questo, sottratto al contesto scolastico, viene inserito in un luogo in cui vige un’autogestione che non sempre funziona in modo ineccepibile: il tentativo da parte di questi adolescenti di autogovernarsi è decisamente disastroso. Il tema predominante della serie è quindi l’impossibilità di sottrarsi al proprio istinto egoista e alla malvagità che alloggia dentro l’essere umano.

L’uomo produce il male come le api producono il miele scrive Golding e The Society urla a gran voce questa verità essenziale: il male non è là fuori in agguato, ma è dentro ognuno di noi. Questi adolescenti sono i portatori, consapevoli o meno, dell’oscurità naturale intrinseca nell’umanità.

Nonostante questi nobili intenti, The Society si muove a un livello assai più superficiale rispetto al capolavoro di William Golding. La serie risente della volontà di caratterizzare un vasto numero di personaggi dei quali si sa poco o niente. Anche i protagonisti, per quanto siano più in vista rispetto ai characters di contorno, risultano piatti.

Non capiamo il perché agiscano in un certo modo, se stiano fingendo, mentendo o se stiano dicendo la verità. Il loro passaggio da collegiali alle prese con sballo e slanci ormonali a giovani adulti costretti alla responsabilità e a una maturazione repentina è decisamente problematico perché The Society rifiuta soluzioni narrative basate sui flashback e dedica al passato dei ragazzi solo qualche rapido accenno, con il risultato di creare, almeno inizialmente, una barriera emotiva fra gli attori e lo spettatore.

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Più che comprendere il passato e il carattere dei protagonisti, li vediamo crescere davanti ai nostri occhi, come se la loro vita fosse cominciata con l’arrivo nella spettrale cittadina in cui sono rinchiusi. Questa struttura, condivisa con Lost, penso sia frutto di una scelta ben precisa: mostrare come un essere umano, se tolto dal suo habitat naturale (la comunità), risulti incline ad azzerare ciò che aveva imparato fino a quel momento per tornare allo stato primitivo in cui il debole soccombe al più forte.

La ferocia e il sadismo che alimentavano i protagonisti de Il signore delle mosche, in The Society risultano leggermente sfumati, caratterizzando solo alcuni personaggi. La tensione che si crea fra l’instabile e inquietante Toby Wallace e la sua convivente Olivia DeJonge (legata a lui da una sorta di sindrome di Stoccolma) è sempre più palpabile e conferisce al racconto un’atmosfera torbida e malsana.

Non mancano inoltre profonde riflessioni politiche e sociali, che fotografano efficacemente alcuni risvolti della realtà in cui viviamo. È tutt’altro che banale la rappresentazione del potere, incarnato da Kathryn Newton e Rachel Keller, che cercano in tutti i modi di ristabilire un ordine simile a quello che hanno perduto, ispirandosi ai valori e alle leggi americane. Ma i più forti, sentendosi per la prima volta in diritto di governare, percepiscono il loro tentativo come un sistema nemico da combattere e abbattere. Ogni sforzo per trovare un equilirio sfocia in gesti inumani e primitivi, anche quando il potere è detenuto nelle mani di una personalità che parte da posizioni democratiche e progressiste.

The Society ha il pregio di andare a colpire tre nervi scoperti della società americana: il malcelato pregiudizio sessista nei confronti delle donne che occupano posti di comando, il problema della libera circolazione delle armi e la pena di morte. La violenza che emerge da alcuni dialoghi di uomini incentrati sulle donne, come le catastrofiche conseguenze della concessione di pistole a persone tutt’altro che equilibrate, ci raccontano una società che ha ereditato gli stessi vizi degli adulti, alla perenne ricerca di un nemico su cui sfogare i propri fallimenti e le frustrazioni.

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Nella progressione drammatica degli eventi, The Society acquisisce forza e spessore, portando ad alcune svolte particolarmente cruente, decisamente insolite per una produzione di questo tipo. Le riflessioni che ne seguono sono importanti in generale, in quanto legate alla deriva reazionaria che stiamo vivendo, ma lo sono ancora di più proprio perché rivolte a un pubblico di giovani o giovanissimi, che ha quindi l’occasione di riflettere sui problemi su come ogni forma di governo comporti dei rischi.

Dal punto di vista narrativo, The Society si incentra molto di più sulla quotidianità dei ragazzi che non sulla componente più misteriosa del racconta. Molto spesso nella prosecuzione della storia, viene messo in secondo piano il fatto che i ragazzi si trovino in una realtà parallela salvo poi riallacciare bruscamente il filo del discorso con aperture fantascientifiche.

Pur con uno sviluppo ondivago e con i problemi che abbiamo evidenziato, con The Society Netflix è riuscita nuovamente nell’impresa di creare un prodotto dotato di una propria anima e con uno specifico pubblico di riferimento, con diversi punti a proprio a favore. Una serie da vedere e dalla quale lasciarsi guardare, provando disagio e raccapriccio per gli atavici errori che siamo destinati a ripetere in ogni epoca e circostanza. La componente mistery viene quindi lasciata troppo in secondo piano, lasciando lo spettatore con mille domande e nessuna risposta. Le cose accadono, ma nessuno sa il perché; e questo è tremendamente snervante anche se confesso essere una brillante idea di marketing per invogliare il pubblico a vedere la seconda stagione.

Parlando del cast, composto di giovani attori emergenti, bisogna ammettere che in generale risultano tutti piuttosto credibili. A spiccare sono ovviamente le interpreti con maggiore esperienza, come Kathryn Newton (vista in Tre manifesti a Ebbing, Missouri, Big Little Lies – Piccole grandi bugie e Ben is Back), Rachel Keller (Legion), Kristine Froseth (La verità sul caso Harry Quebert e Sierra Burgess è una sfigata) e Olivia DeJonge (già protagonista di The Visit e del gioiellino Better Watch Out).

La scelta di voler puntare soprattutto sulla parte femminile è messa in chiaro anche dallo sviluppo del plot, in cui sono le donne che mandano avanti l’azione, che detengono il potere e che devono fare squadra per proteggersi dai maschietti stufi di non potersi prendere tutto ciò che vogliono quando vogliono.

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Per concludere The Society è un thriller adolescenziale, una serie ricca di punti interrogativi e di risposte non date, semplice nella sua struttura e a volte anche prevedibile, ma che nonostante tutto ti cattura e, una volta terminata, hai solo due parole in bocca: “che figata!”.

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