CHIARA FERRAGNI UNPOSTED- il documentario che ha sbancato al botteghino

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chiara ferragni unposted recensione

Per la prima volta da quando ho deciso di aprire un blog in cui recensire film e serie televisive, scriverò di qualcosa senza aver letto assolutamente niente delle opinioni altrui. Questo perché, non facendo in questo caso un’analisi puramente tecnica, non voglio essere influenzata dalle idee di esperti del settore.

Oggi quindi vi parlerò, assolutamente senza filtri e come farei davanti ad un caffè con degli amici, della pellicola italiana di maggior successo degli ultimi anni. È inutile girarci attorno, so che sapete di cosa sto parlando. Molti di voi saranno già indignati per ciò che ho appena scritto e altri avranno già abbandonato la pagina sentendosi offesi nell’orgoglio da un complimento così grande per “un’opera di tale bassezza”.

Beh… per chi ha scelto di proseguire nella lettura nonostante lo shock per una tale eresia, GRAZIE! Significa che sei una persona aperta e di ampie vedute, pronta ad accogliere opinioni diverse dalle tue.

Quindi, bando alle ciance e iniziamo a parlare del DOCUMENTARIO DI CHIARA FERRAGNI, diretto e sceneggiato da Elisa Amoruso, intitolato Chiara Ferragni Unposted. Prima di entrare propriamente nel vivo della recensione, vorrei soffermarmi un attimo sulla tipologia di progetto di cui stiamo parlando: un DOCUMENTARIO.

Per chiarire bene il concetto, il documentario non è un film. I secondi sono caratterizzati da un plot, una trama che ha un inizio, uno sviluppo e una fine. I primi, al contrario, si concentrano su un topic, cioè un argomento che può essere il racconto di un fatto storico, di una problematica contemporanea o della vita di un personaggio pubblico. Se i secondi hanno per oggetto per lo più trame inventate dagli sceneggiatori, i primi raccontano una storia vera cercando di adattarla allo strumento filmico che stanno utilizzando, ma, allo stesso tempo, tentando anche di non romanzare troppo la verità dei fatti.

Ecco, questo preambolo è fondamentale per comprendere a pieno perché Chiara Ferragni Unposted non faccia completamente schifo, ma, allo stesso tempo, non possa nemmeno essere considerato un capolavoro del genere.

Il primo lungometraggio dedicato alla regina degli influencer è rimasto nelle sale italiane per tre giorni: 17, 18 e 19 settembre, dopo aver fatto il suo debutto in anteprima mondiale al Festival di Venezia 76. Durante i suoi 90 minuti, Elisa Amoruso ci racconta come la stella di Chiara Ferragni sia nata e cresciuta. Tra video di quando era bambina in vacanza con la famiglia, momenti della sua vita quotidiana, ricordi del suo matrimonio, della vita con Fedez e Leone e interviste a persone che hanno lavorato con lei, il documentario vuole mostrare al suo pubblico solamente una cosa: la genialità della sua protagonista.

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Perché, per quanto se ne abbia da ridire e per quanto negli anni possa essere stata “aiutata”, Chiara è veramente una ragazza brillante. Da questo lungometraggio, che salta avanti e indietro nel tempo manco Super Mario sui funghi, si evince chiaramente quanto l’influencer più famosa di tutti i tempi fosse destinata a cambiare le cose.

La sua voglia e la sua passione l’hanno portata a proseguire per la sua strada, nonostante tutti le ripetessero che non ce l’avrebbe mai fatta. Questo penso sia il lato migliore del suo carattere ed è ciò che la Amoruso ha voluto che più spiccasse nel suo lungometraggio. In un’ora e mezzo la regista, riempiendoci di foto e video in stile social network, si è concentrata sull’idea di trasmettere un solo grande messaggio: SE VUOI FARLO, PUOI FARLO!

Questo è ciò che Chiara si è ripetuta ogni giorno della sua vita ed è anche ciò che ribadisce costantemente ai suoi fan.

Penso che Elisa Amoruso abbia saputo rendere brillantemente questa voglia dell’imprenditrice digitale di realizzare i suoi sogni e sia riuscita a infondere nello spettatore una grande energia e voglia di fare, soprattutto inserendo interviste di personaggi di successo che hanno ammesso la bravura della Ferragni nel realizzare qualcosa che nessuno, fino ad allora, era mai riuscito a fare: cambiare il mondo della moda.

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Come viene spiegato in Chiara Ferragni Unposted, questa ragazza è stata in grado di abbattere la barriera, un tempo invalicabile, tra alta moda e persone comuni. Ha portato, con leggerezza e moderazione, pillole di sfilate e passerelle nei telefoni e nelle pagine social di chiunque fosse interessato a quel mondo quasi irraggiungibile.

Alcuni di voi storceranno il naso, ma ragazzi… è così! È un fatto appurato ed è anche il motivo per cui il “caso Chiara Ferragni” è stato studiato in una delle migliori università a livello mondiale: Oxford.

ATTENZIONE! Voglio ribadire: IL CASO CHIARA FERRAGNI non IL CASO RICCARDO POZZOLI (che per chi non lo sapesse è l’ex fidanzato di Chiara, nonché il co-fondatore del blog The Blonde Salad). Qui ci tengo a fare una precisazione secondo me piuttosto doverosa.

Dunque…

Molti ritengono che la fama dell’influencer sia dovuta a Riccardo perché è stato lui ad occuparsi del SEO e della creazione del sito web che ha lanciato la ragazza. Ecco, apparentemente questi due elementi potrebbero sembrare fondamentali per raggiungere il successo. In realtà, mi duole dirlo, ma questi fattori hanno contato poco o niente. Alla nascita di The Blonde Salad, Chiara era già molto seguita sui social. Ovviamente, il blog le ha permesso di aumentare il bacino di follower, ma la fortuna della piattaforma è dovuta più ai contenuti pubblicati dalla ragazza che non agli aspetti di tecnici. Non dico che Pozzoli sia stato inutile, anzi è stato indispensabile per il successo di Chiara, ma di certo non è grazie a lui che Chiara Ferragni è diventata l’imprenditrice digitale più famosa di tutti i tempi.

Ma basta con i complimenti, passiamo alla parte tecnica dove ho parecchio da ridire.

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Tanto per cominciare, la cosa che più mi ha indispettito del documentario Chiara Ferragni Unposted è che non aggiunge niente di nuovo a ciò che già si sapeva su questo personaggio. Il lungometraggio, nonostante la qualità del sound e delle riprese che voglio elogiare, non ci racconta nulla che già non si sapesse. Non che mi aspettassi delle rivelazioni shock, ma pensavo che almeno il rapporto con Pozzoli o con Fedez o con le sorelle o almeno come è iniziato il successo di The Blonde Salad venisse snocciolato maggiormente.

Se da un lato capisco che un documentario debba mettere il/la protagonista sotto una luce positiva (è inutile negare, i lungometraggi su personaggi famosi sono tutti così, anche se l’artista non è propriamente un ottimo esempio per il pubblico), dall’altro avrei preferito che Chiara si mettesse effettivamente “a nudo” a 360 gradi.

Nonostante in più stories di Instagram abbia affermato di aver buttato tutta sé stessa in questa pellicola e di aver dato maggiori informazioni su fatti controversi che l’hanno riguardata, io non ho riscontrato niente di tutto questo. Se a livello di montaggio Chiara Ferragni Unposted è davvero piacevole, a livello di contenuti risulta solo un’accozzaglia di foto, video e interviste. Il progetto riflette molto la quotidianità dell’Influencer perché ha una struttura e uno “spessore” simili alle sue Instagram Stories.

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Non so, tutto questo mi ha piuttosto deluso perché mi aspettavo che, realizzando un documentario su come è iniziato il suo successo, Chiara volesse mettere a tacere le voci degli haters che ripetono ogni giorno quanto il suo non sia un vero lavoro. In realtà, alla fine dei conti, mostra esattamente il contrario. Conoscendo il mondo dei social, della moda e del web, so che dietro quello che fa c’è un enorme impegno e una studiata strategia, ma ciò non trapela dal lungometraggio.

Per concludere, credo che Chiara Ferragni Unposted non sia un grande documentario proprio perché pecca di troppa superficialità, ma non è nemmeno questa grande schifezza che tutti credono.

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