Mio fratello rincorre i dinosauri: anche l’Italia ha il suo Wonder

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Giovanni è apparso per la prima volta in rete, in un video su YouTube caricato dal fratello Giacomo, oramai più di cinque anni fa. Parlava della sua storia e si intitolava semplicemente The Simple Interview.

I due fratelli, uno dei quali con un cromosoma in più e quindi affetto dalla sindrome di Down, hanno suscitato da subito interesse e curiosità; sono stati invitati in diverse trasmissioni televisive in cui Giacomo ha racconto la sua infanzia e la sua adolescenza, spiegando il suo rapporto con il fratello minore e prendendo spunto dal suo diario. Ha raccontato di come, per anni, non sia riuscito a confessare agli amici di avere un fratello affetto da trisomia 21, per paura di essere deriso o che il fratello venisse giudicato.

Presto questa storia ha attirato anche l’attenzione dell’editore Einaudi, che ha deciso di pubblicarla con il titolo Mio fratello rincorre i dinosauri. Ed ora questa vicenda commovente è diventata un film: dal libro di Giacomo Mazzariol siamo arrivati così alla pellicola di Stefano Cipani.

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Siamo a Castelfranco Veneto, alle prese con una famiglia numerosa, i Mazzariol, composta da Giacomo e Giovanni (Jack e Giò), le due sorelle (Alice e Chiara) e i loro genitori. La loro è una storia di amore e di coraggio, della forza di lottare contro l’idea di diversità e contro la paura di una malattia che affatica il cuore, portando solitamente ad una morte precoce.

Ma questa è soprattutto una storia di amicizia. Sono tanti i luoghi comuni che Giacomo demolisce con il sorriso ed una sana saggezza giovanile. Per lui, Giovanni è il fratello piccolo da spupazzare, il suo grande supereroe con cui suonare la batteria e giocare con le spade. Da fratello maggiore qual’é, lo sostiene e lo protegge, crescendo con lui e stupendosi, come tutta la famiglia e gli amici, del suo approccio puro alla vita.

Questa storia, piena di voglia di vivere la propria individualità senza condizionamenti sociali, è un film di genere, dedicato alle famiglie, di quelli che il cinema italiano sembrava aver dimenticato e che spesso viene liquidato frettolosamente dalla critica. A differenza dei classici “Sick Lit”, questa vicenda non cade nel drammatico anzi, tutte le lacrime che lo spettatore versa, perché le versa, sono il risultato di quella commozione positiva, di quell’orgoglio nel vedere che questo mondo ha ancora in serbo qualcosa di buono.

Mio fratello rincorre i dinosauri è stato definito come la versione italiana di Wonder, ma il nucleo centrale della storia è molto diverso. Certo, in entrambi i casi si parla di un bambino “speciale” che, grazie al suo animo brillante e l’amore della sua famiglia, riesce a cambiare le persone che lo circondano, facendo saltare qualsiasi pregiudizio che la gente aveva su di lui.

Ma se Wonder è un racconto “collettivo”, che narra la storia di tutta la famiglia e di come venga affrontato il bullismo a scuola, Mio fratello rincorre i dinosauri prende il punto di vista di Giacomo, che racconta la malattia del fratello e di come lui stesso abbia cercato di tenerla nascosta ai suoi amici, solo, in realtà, per “nasconderla” a sé medesimo. Perché è la paura di perdere un fratello il nucleo centrale di questa trama, un incubo che Jack si porta dentro sin da quando, da bambino, aveva scoperto che “l’essere speciale” di Giò non aveva niente a che fare con i superpoteri.

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Altra differenza sostanziale tra le due pellicole, nonostante entrambe siano tratte da una storia vera, sta nel fatto che Wonder appare al pubblico come una storia più romanzata. Quel film è figlio della tradizione americana e della critica al bullismo nelle scuole. Mio fratello rincorre i dinosauri è invece tutta un’altra storia. Non sono i bulletti gli antagonisti di questa vicenda, ma la paura di non essere amati.

Jack racconta bugie sulla sua vita ai compagni di classe e alla ragazza che gli piace per paura di non essere accettato, ma forse quello che in realtà non accetta la situazione è proprio lui. Perché essere affetti dalla sindrome di down significa avere un costante bisogno di attenzioni e una vita più breve della media, cose con cui Jack non riesce a convivere perché suo fratello meriterebbe molto di più.

Mio fratello rincorre i dinosauri è un titolo così bello che ha il lusso di essere vero. Non inventa nulla, il film come il libro, ma racconta una storia che non ha paura di far bene a chi la guarda, di ogni età e intenzione di voto. Un antidoto liberatorio contro il cinismo gratuito di questi tempi, dedicato a chi ancora pensa che i dinosauri siano estinti.

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Questa pellicola è quindi un vero capolavoro, un film emozionante e profondo, che nemmeno per un secondo riesce ad annoiare e che tutti dovrebbero vedere. Sempre in bilico tra gioia e dolore, tra lacrime e risate amare, la storia colpisce lo spettatore dritto al cuore.

Questo anche grazie agli attori che ne fanno parte. Penso che Alessandro Gassmann e Isabella Ragonese, nel ruolo dei genitori, diano qui il meglio di loro stessi, regalandoci delle interpretazioni molto convincenti. Ma i veri talenti ed i veri protagonisti sono Francesco Gheghi (Jack) e Lorenzo Sisto (Giò) che ci danno prova, nonostante la giovane età, di un indiscutibile talento.

Insomma, che altro dire? Non perdetevi Mio fratello rincorre i dinosauri, ora nelle sale dei cinema italiani.

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