Stanlio & Ollio, la loro storia tra cinema, teatro e realtà

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Ancora oggi mi tornano in mente alcune domeniche invernali della mia infanzia, quelle che lentamente ci avvicinavano al Natale. In quei giorni, i vecchi film in bianco e nero o in technicolor di Stanlio e Ollio venivano sempre trasmessi alla televisione. È stato proprio per rivivere quel ricordo che, una volta saputo dell’uscita del film “Stanlio & Ollio” di Jon S. Baird, mi sono subito recata al cinema per vederlo.

La speranza era quella di riassaporare emozioni lontane e l’ingenuità di un tempo, con la consapevolezza che non sarebbe stato facile, né per gli attori né per il regista che li guidava, aiutarmi nell’impresa.

Il primo timore era proprio quello di non riuscire a rivedere nel volto di Steve Coogan e di John C. Reilly le sembianze di Stan Laurel e di Oliver Hardy, perdendo così parte del coinvolgimento che desideravo dal film. Devo dire però di essere uscita dal cinema completamente soddisfatta.

Sono bastati pochi minuti dall’inizio della pellicola per immergermi emotivamente nelle atmosfere di allora, per ritrovare l’estrosa schiettezza di Stanlio e la burbera giocosità di Ollio. Gli attori hanno saputo vestire i panni dei due comici in modo fedele, riprendendone con giusta misura la gestualità e la mimica, senza cadere nella pura imitazione o, ancor peggio, nella caricatura.

E’ proprio questa loro interpretazione, che coglie le corde più emotive, con un approccio a tratti intimista e spesso nostalgico, che fa guadagnare a J.C. Reilly la nomination al Golden Globe 2019 e al Critics Choice Award 2019 come miglior attore in un film brillante e a Coogan la nomination come miglior attore nel Bafta 2019.

Jon S. Baird, il regista, già conosciuto per il film “Hooligans” e altre pellicole di caratura minore, ha qui saputo trovare il giusto equilibrio tra l’aspetto artistico e quello personale dei due comici. Il loro vissuto privato si intreccia strettamente a quello professionale, caratterizzato da periodi di grande successo e da altri di buio e solitudine. La loro amicizia è il vero fulcro del racconto: la stima che li legava non si è mai dissolta, né nei momenti di lontananza artistica né dopo che le loro carriere si sono fermate. E’ un film che avvicina lo spettatore ad uno squarcio di storia del cinema, per permettere agli appassionati del genere di conoscere eventi e situazioni che negli anni non erano stati riportati o valorizzati a sufficienza.

Il film è ambientato negli anni ‘50, quando Stanlio e Ollio si impegnarono in una lunga stagione teatrale per rilanciarsi e poter promuovere eventuali nuove collaborazioni cinematografiche. Entrambi, in una situazione economica piuttosto precaria, si lanciarono nel progetto, affrontando tutti i limiti e le perplessità legati al loro rientro dopo anni di lontananza dal pubblico e dal palcoscenico.

Scenografie e musiche ci accompagnano, tra sipari di velluto e tappezzerie di broccato, diffondendo nell’aria note di sonorità jazz e di piacevoli musichette di varietà. Un salto temporale ben riuscito, curato e attento al particolare.

Un momento siamo gli spettatori, che ridono e si divertono, l’attimo dopo siamo sul palco insieme agli attori, con i riflettori sparati in faccia che nascondono i volti di chi ride e ci abbagliano lo sguardo.

Grazie alla pellicola, è possibile avvicinarci alle peculiarità artistiche dei due protagonisti e alle dinamiche che permisero a questo duo di diventare icona nella storia della comicità, più volte emulato e fonte di ispirazione per molti artisti.

Lauren, introverso e riflessivo, si rivela in tutta la sua genialità: una notevole capacità di osservazione e una vena creativa inesauribile che ne fanno l’immenso artista che è stato. Lui era la mente della coppia, mentre Hardy ne era il braccio, fidato e leale, in una sintonia perfetta che sul palco funzionava come un meccanismo di precisione.

Si sorride nel ripercorrere antiche gag conosciute, constatando anche quanto poco si sa effettivamente delle persone che erano veramente.

Tutta la trama è pervasa da una sottile malinconia, che viaggia leggera in sottofondo, dove la nostalgia per il passato, la fatica del presente e l’insondabilità del futuro camminano l’uno fianco all’altro, con toni che ricordano la poesia e le antiche foto ingiallite dal tempo.

I ritmi comici e quelli più drammatici sono sapientemente dosati. Perciò, l’affiancamento delle due attrici: Nina Arianda, apprezzata attrice di teatro e di cinema, e Shirley Henderson, già nota per essere tra gli interpreti di Harry Potter e di Bridget Jones, non fa che rendere più credibile un cast già molto capace e dare maggior spessore ad un’opera cinematografica che merita, senza dubbio, di essere vista.

“Stanlio & Ollio” è quindi un’esperienza che offre risate spensierate, qualche lacrima e un pizzico di malinconia, per ciò che è stato e che non tornerà, rivelando le fragilità di due artisti in cui, ciascuno di noi, facilmente si potrà ritrovare.

Proprio per questo motivo, non posso che consigliarne la visione, augurando a voi che leggete questa recensione di scoprirne e goderne appieno l’ingenua comicità e le magiche atmosfere.

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