Seven Sisters –vivresti un settimo di una vita per sopravvivere?

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  • TITOLO: Seven Sisters (What happened to Monday)
  • GENERE: Avventura, azione, drammatico
  • ANNO: 2017
  • REGIA: Tommy Wirkola
  • ATTORI: Noomi Rapace, Clara Read, Willem Dafoe, Glenn Close
  • PAESE: Regno Unito, Francia, Belgio
  • DURATA: 123 Min

Seven Sisters è uno sci-fi action futuristico diretto dal norvegese Tommy Wirkola. Il film, che si colloca nella tradizione della fantascienza distopica, si lega indissolubilmente a romanzi come 1984 e Il mondo nuovo e a saghe come Hunger Games e Divergent. È un progetto dal profumo orwelliano che fa parte della blacklist hollywoodiana: un manipolo di copioni interessanti rimasti a lungo nel limbo e non ancora realizzati.

La storia ha inizio nel 2073, in un mondo cupo e tenebroso che per molti versi assomiglia al nostro. In questo futuro così prossimo, tecnologico e militarizzato, la sovrappopolazione è il male principale da combattere. La soluzione imposta dal governo, ed in particolare della leader politica Nicolette Cayman (alias Glenn Close), è quella di ridurre al minimo le nascite, sottraendo i figli in eccesso alle famiglie per destinarli al crio-sonno, da cui saranno risvegliati quando il problema sarà risolto.

La denuncia sociopolitica è già evidente con l’obbligo di un figlio per nucleo familiare, politica non dissimile a quella del controllo delle nascite attuata in Cina fino a non molti anni fa. In questo progetto indipendente, la storia ha inizio in una notte d’inverno, quando una donna muore dando alla luce sette gemelle.

Il nonno, per salvare la vita a tutte le nipoti, le nasconde in casa, le chiama come i sette giorni della settimana e impone loro di uscire solo nel giorno corrispondente al loro nome. Istituisce un’infinità di regole, stabilendo che in casa ognuna potrà sviluppare le proprie capacità e la propria identità ma all’esterno saranno tutte la stessa persona: la solitaria impiegata Karen Settman.

Sembra poco credibile ma il virtuosismo di far interpretare tutte le sorelle a un’unica attrice funziona ed è proprio questo a rendere la storia ancor più interessante. Noomi Rapace è stata sorprendentemente credibile nel cimentarsi nella realizzazione di 7 personaggi che a loro volta dovevano interpretarne uno solo. La difficoltà qui è molta e ben evidente: bisogna recitare uno stesso ruolo come se fossero diverse persone a farlo.

Ho molto apprezzato anche il cercare di caratterizzare ciascuna sorella nell’aspetto fisico e caratteriale, sebbene l’introduzione del film non sia sufficientemente lunga per distinguerle a pieno. Nonostante il tentativo, purtroppo resta difficile allo spettatore affezionarsi ad una gemella in particolare e vivere a pieno la loro storia.

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Nelle scene di gruppo è certamente tutto il comporto tecnico e visivo a fare un buon lavoro. In un film che diventa via via più action ma meno originale, gli sceneggiatori hanno saputo come rialzarsi al momento giusto, assestando un bel colpo di scena che centra lo spettatore in pieno ventre.

L’intrattenimento è piacevole e il nascondiglio alla Anna Frank crea un parallelismo tra il film e la storia tutt’altro che scontato. In Germania infatti, durante la seconda guerra mondiale, oltre alla deportazione degli ebrei, qui paragonabile ai figli strappati alle famiglie, bisogna ricordare che i bambini che nascevano con problemi, gli “in più”, venivano repressi all’istante. In seven sisters solo il fatto di essere nati per secondi o per terzi rappresenta un grave problema.

La pellicola costruisce un universo ricco, denso di premesse, ma tutto sommato lineare. È un film che riesce a mantenere la stessa linea logica per tutto il suo sviluppo senza però farsi mancare colpi di scena da paura. Tutto questo funziona grazie ad una cronologia di eventi ben delineata e ad una struttura suddivisa in due parti.

Nella prima fase di Seven Sisters infatti vengono illustrate le premesse della storia e ci vengono forniti una serie di dettagli che ci permettono di penetrare nel cupo universo in cui vivono le sette gemelle Settman. A contribuire alla riuscita di questa fase ci pensa il carismatico Willem Dafoe, il nonno delle gemelle che appare in una serie di flashback.

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Con la scomparsa di Monday, si entra nel vivo del film e si passa alla seconda fase che cambia passo, abbandonando la dimensione della narrazione per lasciar spazio a quella action. I colpi di scena si susseguono mentre l’unità delle sorelle Settman si sfalda inesorabilmente sotto l’orgoglio di sei donne che vogliono combattere il mondo esterno da sole, ciascuna a proprio modo.

Tommy Wirkola mantiene il controllo della suspence spicciolando le informazioni per non rovinare la sorpresa finale. Il destino di Monday passa così in secondo piano, lasciando spazio alle altre sorelle coinvolte in scontri fisici con le forze dell’ordine e in fughe mozzafiato.

Ciascuna di loro è costretta a dare il meglio di sé e a tirare fuori la propria vera identità, sacrificandosi se necessario, per far sopravvivere la famiglia. L’alto tasso di violenza grafica si configura come un marchio di fabbrica del regista che sfrutta la spettacolarità di alcune scene per fidelizzare l’attenzione del pubblico meno sensibile ai messaggi politici e più desideroso di azione pura.

Con riferimenti a Paul Verhoeven e Blade Runner, Seven sisters riesce pienamente a convincerci. Gli ottimi effetti speciali, l’adrenalina pura e i continui colpi di scena, fanno di questo sci-fi action distopico un prodotto decisamente superiore agli ultimi proposti sul mercato.

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