Noi- Il nostro peggior nemico siamo noi stessi

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Cosa succederebbe se, all’improvviso, una tranquilla vacanza in famiglia venisse interrotta da un gruppo di ombre minacciose che si rivelano essere la copia esatta di noi stessi?

Jordan Peele, alla sua seconda prova come regista e sceneggiatore, cerca di rispondere a questa domanda. La pellicola narra di Adelaide, una giovane donna con un’esperienza traumatica nel suo bagaglio infantile, che decide di trascorrere le vacanze estive nella casa di famiglia insieme al marito e ai due figli.

Durante il soggiorno però, piccoli segnali inquietanti e strane coincidenze si palesano in continuazione, fino a quando il peggior nemico della donna appare con le sembianze di un suo pericolosissimo sosia. Al seguito di questo incubo infantile si presenta una famiglia identica alla sua.

Peele, dopo un esordio folgorante, decide di tornare al genere horror. Il suo è un horror d’autore, sofisticato, che però non disdegna derive splatter o addirittura comedy. L’elemento ironico, in questa seconda pellicola, viene stemperato da un’atmosfera thriller che pervade ogni inquadratura fino alle sequenze finali in cui molto rimane irrisolto e non detto, al contrario che in Get Out, dove ogni singolo aspetto trova alla fine una sua spiegazione.

La  tensione suscitata nello spettatore è dovuta prevalentemente ad un eccellente uso della musica, agghiacciante e coinvolgente.

Noi si rivela un enorme omaggio all’horror ed attinge a piene mani a tutti gli stilemi del genere, a cominciare dalla sequenza iniziale, ambientata in un luna park, per finire con una scena di ballo che ricorda molto il recente remake di Suspiria. I riferimenti però non sono solo cinematografici ma si estendono alla cultura e alla società, soprattutto quella degli anni ’80 a cui, la protagonista, è rimasta inevitabilmente legata.

In ogni opera di Peele, l’horror non è mai fine a sé stesso. Il genere si lega sempre a tematiche sociali e politiche, mettendo in luce le enormi contraddizioni della nostra epoca. Se in Get Out il filo conduttore era il razzismo, venato da un forte umorismo black che impediva al film una deriva troppo autoreferenziale, in Noi i temi sono molteplici e sfaccettati.

La famiglia protagonista è ancora una volta di colore, ma questo sembra non essere importante. Non a caso, i personaggi si troveranno ben presto faccia a faccia anche con i sosia dei loro ricchi amici bianchi. In questa pellicola si indagano le contraddizioni di classe e, soprattutto, il modo in cui il contesto sociale e ambientale in cui viviamo condiziona, secondo il regista, la nostra vita e il nostro modo di essere. I sosia, infatti, sono ferini e brutali semplicemente perché non hanno avuto le stesse possibilità dei loro simili e la vicenda della protagonista ribalta, invece, la situazione.

Il cast, in cui spicca sicuramente la premio Oscar Lupita Nyong’o, se la cava piuttosto bene nel mettere in scena il proprio personaggio e la sua controparte più brutale. Fra gli interpreti figura anche Elisabeth Moss, apprezzata protagonista della serie cult The Handmaid’s Tale.

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Regia e sceneggiatura, anche dal punto di vista tecnico, rendono la pellicola un prodotto sicuramente più maturo e complesso del precedente. Le inquadrature dall’alto, che includono quasi sempre le ombre dei protagonisti, una musica martellante che regge il ritmo delle scene di maggior tensione e un montaggio equilibrato nella prima parte e sempre più serrato man mano che si arriva al finale permettono alla pellicola di fare un piccolo salto di qualità rispetto alla precedente. Emblematica, in tal senso, la scena in cui la famiglia arriva sulla spiaggia, che lascia presagire lo sviluppo successivo della pellicola.

Molti sono gli interrogativi lasciati in sospeso da Noi ma questo fa parte del gioco. L’assunto principale della pellicola, ovvero che noi siamo i peggiori nemici di noi stessi, non può certo portare ad una risposta univoca. Per tale motivo, il modo in cui Peele declina il messaggio, rimane volutamente avvolto in un alone di mistero.

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