“The Post” -la Streep rivela segreti di Stato

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the post-recensione film

“La stampa serve chi è governato, non chi governa”

Tratto da una storia vera, difficile e pericolosa da raccontare, “The Post” è un meraviglioso omaggio al mestiere del giornalista e al coraggio di difendere il diritto all’informazione. Con Steven Spielberg alla regia e una durata di 118 minuti, questo film, quasi documentaristico, si rivela essere un dramma politico su uno dei periodi più bui della storia americana: la guerra del Vietnam. Tra segreti di Stato e rivelazioni inaccettabili, i riflettori sono tutti puntati sui diritti e le responsabilità della stampa.

Se pensate a Donald Trump come il primo presidente degli Stati Uniti ad aver dipinto i giornalisti come bugiardi, minacciando la libertà alla pubblicazione e limitando l’accesso dei media all’informazione, beh… questo film è la prova inconfutabile che vi sbagliate di grosso!
“Tutto cambia perché nulla cambi” direbbe Tomasi di Lampedusa e, se la storia non è altro che un continuo ripetersi di eventi, questa comincia con l’amministrazione di Richard Nixon.

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“The Post” è ambientato nel 1971, quando Daniel Ellsberg, economista che lavora al Pentagono, decide di divulgare parte dei documenti di un rapporto segreto riguardanti la guerra del Vietnam, da lui considerata una sciagura per la democrazia. Col suo atto di coraggio, porta alla luce pagine su pagine che rivelano una terribile verità: una guerra già persa in partenza, combattuta per orgoglio, che ha condannato a morte migliaia di giovani che non potevano immaginare quanto la loro patria gli stesse mentendo.

Dopo una prima rivelazione shock dell’affaire da parte del New York Times, poi impedito a proseguire da un’ingiunzione della corte suprema, è il Washington Post a svelare manovre e menzogne di ben cinque presidenti americani. La sua editrice, Katharine Graham, fiduciosa nel primo emendamento, decide di pubblicare il monumentale scandalo di Stato mettendo a rischio la sua azienda e la sua carriera per assestare un duro colpo all’amministrazione di Richard Nixon.

La protagonista, prima donna a capo di un giornale, è interpretata da niente meno che la meravigliosa Meryl Streep. Grazie a questo film, l’attrice ha ottenuto la sua ventunesima nomination agli Oscar ed è in lizza per la vittoria della statuetta d’oro come migliore attrice protagonista.

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Il ruolo di Katharine Graham, da lei interpretato con estrema autenticità, non è assolutamente uno dei più semplici. È una donna debole, schiacciata da un mondo maschilista che non la prende sul serio e da un lavoro che sarebbe dovuto spettare a suo marito morto suicida. La bellezza di questo personaggio sta nella sua capacità di evolversi secondo dopo secondo per tutta la durata del film. Da quella che sembra l’antitesi di Miranda Priestley de “Il diavolo veste Prada”, nasce una donna forte e coraggiosa, pronta a prendere decisioni scomode per difendere i diritti dei suoi concittadini.

Ma in questa specie di reportage di guerra, che si evolve per lo più in interni di redazioni o di lussuose dimore, anche il personaggio del direttore Bradlee, interpretato senza difficoltà da Tom Hanks, svolge un ruolo di primissimo ordine. È lui infatti ad insistere per pubblicare la notizia sul giornale, convinto senza mezzi termini che non farlo avrebbe comportato la morte ideale del quotidiano stesso.

“The Post”, è quindi un film bello e necessario perché porta la Storia a compiersi, ancora una volta, sotto i nostri occhi. Nonostante i costumi siano davvero terribili e poco adatti ai personaggi (soprattutto quelli di Meryl Streep che sembra indossare abiti di seconda mano) la pellicola è capace di raccontare un fatto molto scomodo con una franchezza sfacciata e quasi insuperabile.

Grazie alla magnifica sceneggiatura di Liz Hannah e Josh Singer, “The Post” riesce ad esaltare tutto il processo – strategico, politico, umano – che si nasconde dietro la pubblicazione di una prima pagina e di un quotidiano.

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