“Equals”- una Stewart da mal di pancia

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Nel più anonimo dei mondi e in un futuro distopico dove l’essere umano viene privato della sua umanità, due ragazzi scoprono di essere diversi e di provare l’uno per l’altra emozioni proibite.  Con Drake Doremus alla regia, Equals si rivela essere un vero flop. La sua trama, banale e prevedibile, è una copia fasulla di “1984” di George Orwell, “The Giver” di Lois Lowry e “Romeo e Giulietta” del grande William Shakespeare.

In questo film di quasi due ore, in cui gli uomini sono costretti ad essere tutti uguali e vengono drogati per non provare emozioni, due sfortunati amanti cominciano a nutrire dei sentimenti l’uno per l’altra. Nonostante entrambi sappiano bene che ciò che sentono è severamente proibito, i due non possono fare a meno di stare insieme, di toccarsi ed abbracciarsi. Sono pronti a superare qualsiasi ostacolo e ad andare incontro persino alla morte pur di stare insieme. Così, in questo mondo a colori ma dai sentimenti in bianco e nero come i vestiti scelti dai costumisti, Equals fonda il suo senso sulla necessità di battersi contro la morale, l’autorità e le regole per salvare una passione intramontabile.

Questi “Romeo e Giulietta” del futuro si amano così tanto da annullare gli effetti delle droghe che sono costretti a prendere. Dopo essere stati educati per tutta la vita a non avere contatti fisici con altri individui, si rendono finalmente conto del mondo malato e macchinoso in cui hanno vissuto sino a quel momento. Faranno di tutto per fare in modo che quella scintilla nata tra loro non si spenga in un cumulo di macerie.

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Nonostante l’intera trama sia incentrata quindi sui loro sentimenti, l’amore che li unisce, a causa di una trama mal collaudata, è macchinoso e troppo forzato. La ragazza sembra innamorarsi di lui solo perché in grado di provare emozioni. Non c’è empatia, non c’è affinità, c’è solo attrazione fisica. I due sembrano fatti l’uno per l’altra in una maniera poco genuina. Nonostante ciò, la goffaggine iniziale, i primi gesti d’affetto, il timore di non essere all’altezza e la presa di coscienza del proprio corpo ricalcano in maniera eccezionale l’amore preadolescenziale e il momento in cui ci si affaccia per la prima volta a dei veri sentimenti.

Ricreando il salto nel vuoto di un amore ai suoi esordi, il regista guida i suoi attori tra la goffaggine e la timidezza di teenager alle prime armi. Per questo motivo il film è difficilmente godibile da un pubblico adulto ma apprezzabile agli occhi delle nuove generazioni.

Nonostante i costumi e la scenografia siano decisamente azzeccati, il film non riesce comunque ad apparire interessante. La pecca più grande sono sicuramente i protagonisti: Kristen Stewart e Nicholas Hoult. Nonostante tra i due si crei una bella alchimia, sono davvero troppo scarsi per qualsiasi ruolo.

Sebbene un mondo senza emozioni dovesse essere perfetto per la solita espressione facciale della Stewart che la accompagna sin dai suoi esordi nel cinema senza mai abbandonarla, “l’attrice” riesce comunque a dare vita ad una protagonista piatta, fasulla e forzata. Anche Nicholas Hoult soffre purtroppo dello stesso problema e anche il suo personaggio non riesce a rendere il conflitto interiore che, per la trama sviluppata, dovrebbe provare.

In conclusione “Equals” è il classico film che promette bene per l’obbiettivo che si prefigge e per i modelli che emula ma che non riesce purtroppo a reggere il confronto con gli originali. Nonostante l’idea fosse buona, il modo in cui è stata affrontata e gli attori che ne hanno preso parte non sono riusciti a dar vita a qualcosa di interessante. Nella sua mediocrità non riesce ad entrare in empatia nemmeno con i fan del genere distopico come la sottoscritta.

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