Fate – The Winx Saga diventa un teen-drama

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winx saga recensione

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  • Titolo: Fate- The Winx Saga
  • Paese: UK, Italy
  • Anno: 2020
  • Genere: teen-drama, supernatural
  • Stagioni: 1
  • Episodi: 6
  • Durata: 47-53 minuti (a episodio)
  • Lingua originale: inglese
  • Ideatore: Brian Young
  • Cast: Abigail Cowen, Hannah van der Westhuysen, Sadie Soverall,Danny Griffin, Eliot Salt, Elisha Applebaum

Fate – The Winx Saga è la nuova serie Netflix liberamente ispirata all’omonimo cartone animato italiano ideato da Iginio Straffi nel 2004. Già a una prima fugace visione del trailer, ci possiamo rendere conto di quanto poco sia rimasto in questa nuova versione delle tenere e colorate fatine che ci avevo tenuto compagnia durante la nostra infanzia. Questo nuovo mondo in cui Netflix ci catapulta è infatti figlio della nuova generazione young adult, che ama prodotti come Le nuove terrificanti avventure di Sabrina e che è accecata dallo stile dark, dai litigi adolescenziali e dagli effetti speciali.

Del tema dell’amicizia, fulcro centrale di ciò che erano veramente le Winx, rimane ormai solo un vago ricordo. Le fatine- Bloom, Stella, Terra, Aisha e Musa- non hanno un legame profondo, a malapena si conoscono e si ritrovano a collaborare per pura necessità, sopportandosi a vicenda perché costrette a condividere la stanza del dormitorio.
“Un raggio di luce è un fuoco sotto il segno di Winx” perde quindi tutto il suo significato e il soggetto collettivo che caratterizzava il cartone animato si fa singolo nel personaggio di Bloom, una teenager problematica dai grandi poteri magici.

Brian Young, autore del programma, ha deciso di attuare su questo character, così come sugli altri, un lavoro di asciugatura. I ragazzi si fanno emblemi della nuova generazione che un tempo guardava le Winx, incarnando le insicurezze, il senso di spaesamento, gli amori difficili e la voglia di dimostrare il proprio valore.

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Il suo progetto è per certi versi più realista rispetto al cartone animato, ma perde quel senso di magia che ci aveva tanto cullato nelle nostre giornate da bambini. Bloom è una fata, e Alfea, situata nell’Oltremondo, è una scuola di magia in cui ragazzi e ragazze con poteri speciali vengono addestrati a utilizzare a controllare il loro talento. La storia è la stessa, ma nella serie tv sono i clichè a fare da padroni, con misteriosi eventi che portano le fatine protagoniste a collaborare tra di loro.

All’appello non mancano ovviamente giovani amori e rivalità tra ragazze, il tutto solo per creare una nuova versione maggiormente attinente al mondo adolescenziale. Ma di questa generazione si vuole ritrarre solo il peggio, come se l’autore scrivesse per un pubblico che non lo affascina, anzi, che addirittura lo disturba, al quale vuole dare “un contentino” dimostrando di conoscere i loro gusti banali.

Ritengo quasi offensivo l’aver prosciugato tutti i lati umani che caratterizzano l’adolescenza, lasciando solo rivalità, tensioni e un umorismo urticante. L’amicizia, quella vera ed eterna, che Iginio Straffi voleva a tutti costi proporre al suo pubblico di giovani sognatrici, viene buttata nel cestino, con lo scopo di creare raffigurazioni monolitiche, non di soggetti da ammirare, ma di protagonisti dal carattere meno nobile che niente hanno da insegnare.

Si voleva creare un legame emotivo? A mio parere si è solo prosciugata tutta la poesia, lasciando spazio ad archetipi banali come la predestinazione di Bloom, frutto della più celebre cultura pop. Per un verso, forse, ci si voleva avvicinare alle figure degli X-Men, ma i personaggi creati sono troppo piatti e delineati per avvicinarci anche solo lontanamente allo spessore umano e alla lotta bene-male, mai troppo netta, di questo colosso del suo genere cinematografico.

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In Fate- The Winx Saga tutto è estremamente ovvio e prevedibile. Non a caso il destino è un tema centrale di questa serie tv. L’immaginario triste che crea è però di un futuro già scritto, una predestinazione a cui non possiamo opporci. Tutta la speranza e la positività che il cartone emanava, vengono prosciugate nel giro di 6 puntate.

Ci si discosta profondamente dall’originale, presentando la magia in un’altra ottica, meno edulcorata e divertente, per avvicinarci a una concezione più umorale e pericolosa, che vede le protagoniste frequentare una scuola che dovrebbe non solo guidarle nel familiarizzare con i propri poteri, ma trasformarle in soldati di una guerra imminente che sta arrivando ai confini della stessa Alfea.

Siamo quindi profondamente lontani dalle fatine che Straffi portò alla celebrità nel 2004. I colori e l’allegria hanno lasciato spazio a ambientazioni cupe e tormenti adolescenziali, dando vita a una serie young adult con un finale aperto che butta le basi per una possibile seconda stagione.

L’obiettivo della serie è quello di conquistare una generazione nostalgica, cresciuta con le fatine e che vede in esse l’incarnazione della loro fanciullezza. Per farlo, cerca di approcciarsi ai loro gusti con un fare più maturo, inserendo elementi dark e drammatici.

Il problema principale di questa serie è che, per cercare di accontentare i gusti di bambini ormai cresciuti, ha perso di vista la vera anima della serie. Il calore e la magia che emanava il cartone animato qui vanno completamente a scomparire. Ciò rende il prodotto una scatola vuota, senza anima e senza alcun tipo di messaggio positivo per gli spettatori. Si riduce a una serie di fotogrammi contornati da effetti speciali e un patetico accenno di trama.

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Anche la scelta di cambiare i personaggi finisce per sminuire la caratterizzazione che questi avevano nella versione originale delle Winx. E così quelli che erano characters decisamente complessi per un cartone per bambini, finiscono per incarnare dei tipi fissi dei teen-drama: Stella da ragazza piena di vita e pronta a ironizzare anche di fronte alle difficoltà, si trasforma in una giovane piena di problemi e incapace di controllare i suoi poteri.

È triste pensare che dal cartone alla serie tv sia stato fatto un lavoro di “riduzione” sui personaggi. Anche la scelta estetica estremamente ponderata del cartone si trasforma in un cliché. Basti pensare a Flora/Terra, che da ragazza bella e timida, si trasforma nella classica nerd un po’ cicciottella… perché bella non può essere sinonimo di intelligente e insicura al giorno d’oggi. A ciò aggiungerei anche il “white washing” di Musa, che da fata della musa dai lineamenti asiatici, si passa a una fata dell’empatia dai classici colori europei.

Diciamo che il politically correct che si credeva di seguire tramite determinate scelte di cast, risulta più offensivo e stereotipato di quanto non sarebbe stato rimanere fedeli all’originale.

Ciò che salvo della serie Netflix sono le ambientazioni e la scelta di voler modernizzare un capolavoro di cartone animato… peccato che il risultato non sia all’altezza degli obiettivi. Tra costumi orrendi e una trama debole, Fate- The Winx Saga delude infinitamente le mie aspettative.

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