COUNTDOWN- Scopri quanto ti resta da vivere

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Countdown è un film horror del 2019, diretto da Justin Dec, che si presenta agli occhi del pubblico come una sorta di sempliciotto mix tra l’idea di Unfriended di associare il macabro al mondo delle nuove tecnologie giovanili e il tema di Final Destination che vede la morte come qualcosa di inevitabile: non importa quanto tu provi a sfuggirle, se la tua ora è ormai arrivata, lei troverà sempre il modo di raggiungerti.

Questo “scary movie” sui generis è il frutto del lavoro di un regista che ha fatto una lunga gavetta sul set e che, per anni, ha realizzato cortometraggi, tra i quali uno sulla notte di terrore di una coppia che, attraverso una app, scopre di essere prossima alla morte. Da questo concept in particolare, si è sviluppato un film che vuole mantenersi leggero, adatto a un pubblico di adolescenti in cerca di facili spaventi e di qualche risata, con un tocco di modernità a loro vicina, come l’inseparabile cellulare e le sue applicazioni.

Nel nostro mondo fatto di social e multimedialità, di coraggiosi opinionisti tuttologi dietro uno schermo e di tecnologia sempre più sofisticata, gli smartphone sono assurti a raccoglitori di vita. In quel piccolo spazio c’è di tutto: album fotografici, messaggi, email, giochi, social network e perfino una rubrica con i contatti a cui telefonare. Ma, soprattutto, ci sono moltissime applicazioni, software per fare ormai quasi qualunque cosa. E se una di queste fosse in grado di dirti esattamente il giorno e l’ora in cui morirai? Anzi, di più, se installandola siglassi un contratto inscindibile, a cui non puoi sottrarti?

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Questo è ciò che succede nel film Countdown. Tutto ha inizio con una ragazza che, durante un party, scarica una nuova applicazione: Countdown, capace di dirle quanto le resta da vivere. Purtroppo per lei si tratta solo di poche ore e, quando cerca di salvarsi evitando situazioni rischiose, le viene notificato di aver infranto il contratto d’utenza. L’infrazione sarà punita da apparizioni diaboliche e fantasmatiche che finiranno per farle perdere la vita al momento previsto. Tra una vittima e l’altra anche la giovane infermiera Quinn Harris (Elizabeth Lail, You) scarica la applicazione e scopre di aver poco da vivere, finendo per infrangere il contratto d’utenza. Con l’aiuto di un hacker, di un ragazzo afroamericano nelle stesse condizioni (Jordan Calloway, Riverdale) e di un sacerdote geek della demonologia, Quinn cercherà di salvare se stessa e sua sorella dal sinistro mietitore.

Potente e semplice, l’idea è assolutamente vincente: la morte, temuta e misteriosa, si adegua ai cambiamenti della società e sceglie un mezzo che chiunque possiede. La tematica della morte è trattata non solo in termini horror, ma si destreggia sottilmente anche in qualcosa di più alto e drammatico: Quinn ha perso la madre, un lutto non superato che l’ha allontanata dal resto della famiglia, e il suo approccio al tristo mietitore evolverà nella storia in una più sana accettazione. Con l’evolversi della pellicola, capirà che la morte è parte della vita e che tutti, prima o poi, le prenderemo la mano. Qui l’allegoria diviene tocco intelligente, delicato, sublime esempio di come gli horror non siano solo sangue e paura, ma a volte anche sapienti insegnanti.

Il problema di Countdown, oltre alla prevedibilità dell’epilogo, è l’eccessiva somiglianza a Final Destination, ma l’incapacità di essere altrettanto trash. È un tentativo fallito di rendere serio uno stile che, per forza di cose, è destinato a far ridere lo spettatore. Per quanto il tema della morte sia macabro, il fatto che le persone perdano la vita in circostanze ambigue, finisce sempre per far ridere il pubblico. Ma Countdown non riesce nemmeno in questo perché, essendo il frutto di un’idea nata per un cortometraggio, risulta solo un lento e noioso brodo allungato.

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Anche gli attori non sono d’aiuto nel rendere il film interessante: Elizabeth Lail, nei panni della sola e unica protagonista, risulta piatta e inespressiva quanto un tavolino dell’Ikea e Jordan Calloway è praticamente inesiste. A fare le spalle comiche ci sono infine il rotondo P.J. Bryne, nelle vesti di un religioso demonologo a dir poco entusiasta di scoprire una maledizione che conferma le sue passioni, e il barbuto Tom Segura, nei panni di un burbero e tirchio hacker, a cui è dedicata anche la scena dopo i titoli di coda.

A livello tecnico, gli effetti speciali risultano piuttosto sempliciotti e poco dispendiosi, la sceneggiatura basilare e colma di frasi fatte e la fotografia poco convincente, ma ricca, come ogni horror che si rispetti, di primi piani e di dettagli.

In conclusione, Countdown è un film noioso, poco curato e non abbastanza trash da compensare con ilarità la mancanza di paura.

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