Le Mans ’66 – La grande sfida

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Candidato agli Oscar del 2020 in ben quattro categorie accaparrandosi la statuetta per “Miglior Montaggio” e del “Miglior Montaggio sonoro”, Le Mans ’66: La grande sfida è la pellicola di James Mangold che racconta la storia vera della collaborazione e dell’amicizia tra i due piloti Carroll Shelby e Ken Miles.

I due, all’inizio degli anni ’60, “scelsero” di sfidare il predominio delle Ferrari, da tempo imbattuta, e di provare a vincere la 24 ore di Le Mans con una macchina Ford. Il film ripercorre i fatti salienti, gli imprevisti e le sorprese che precedettero la famosa ed interminabile gara che, di fatto, occupa solo l’ultimo terzo della durata dell’intera pellicola. La trama ha inizio, infatti, nel 1963, quando Henry Ford II (Tracy Letts), con lo scopo di rinnovare l’immagine dell’azienda fondata dal nonno, provò ad acquisire quella di Enzo Ferrari (Remo Girone), ovviamente senza successo.

L’umiliazione personale fu così forte da convincere il potente CEO a scendere in campo in territorio endurance (circuiti con lunghe distanze ed elevati tempi di percorrenza), disciplina automobilistica praticamente sconosciuta a un’azienda puramente capitalista e ossequiosa dei meccanismi ben oliati della catena di montaggio, votata al solo mercato e al profitto, non per forza alla gloria e all’eleganza. Il rifiuto della Ferrari decretò quindi l’inizio di una lunga sfida a distanza il cui unico scopo era quello di realizzare non solo la macchina da corsa più veloce mai esistita, ma anche la più resistente e affidabile: un veicolo che potesse tagliare il traguardo dopo 24 ore di gara, possibilmente davanti a tutti gli altri concorrenti.

Nonostante questo avvenimento, questo astio e queste differenze tra le due società automobilistiche siano fondamentali per dare il via alla trama (raccontata in ordine cronologico), come anche ci dice il titolo originale del film Ford vs Ferrari che dà proprio risalto a questa sfida tra americani e italiani, in realtà possiamo affermare, per una volta, che il titolo nostrano è ben più coerente con la trama della pellicola stessa, visto che la Ferrari è sì presente, ma non così centrale.

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Ciò prevalentemente accade per due ragioni: la prima è che, per dare veridicità alla storia, i componenti del team Ferrari sono tutti attori italiani che dialogano in italiano, sottotitolato in inglese. Quest’ultimo fattore poco giova al ritmo della narrazione e sposta l’occhio dello spettatore dalle immagini al testo scritto.

Di conseguenza, dare tanto spazio al mondo Ferrari avrebbe significato perdere l’attenzione del pubblico americano, distratto dalla lettura. La seconda motivazione è che il regista ha scelto di concentrarsi soprattutto sul rapporto di amicizia tra Shelby e Miles, interpretati rispettivamente da un Matt Damon piuttosto piatto e decisamente sottotono e un irriconoscibile Christian Bale, la vera pietra portante di questa pellicola.

Il rapporto di fiducia e collaborazione tra i due protagonisti fu fondamentale per quanto accaduto: il primo, dopo essere stato costretto a ritirarsi dalle corse nel 1959 per questioni si salute, si reinventò progettista, designer e imprenditore automobilistico; il secondo, nonostante l’enorme talento sia come pilota che come ingegnere/meccanico, era una nota testa calda fuori, ma soprattutto dentro la pista.

La grande sfida che racconta il film riguarda proprio questi due personaggi e la difficoltà di farli funzionare, in un primo momento, tra loro e in seconda, ma più importante, battuta con la Ford stessa e con la visione che Henry Ford II e il suo vice avevano dell’azienda, delle loro auto e di quello che sarebbe dovuto accadere durante le gare.

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Le Mans ‘66 è quindi sia un biopic affascinante che un tecnicamente eccelso film sportivo che riesce a raccontare una storia complessa in modo accurato e molto cinematografico, trasportandoci dietro al volante per molto tempo, senza per questo mai farci pesare la durata finale di due ore e mezza. Riesce nel suo intento di catapultarci nel mondo automobilistico grazie a un montaggio (anche sonoro) serratissimo ed esemplare, che regala alla pellicola un ritmo e una tensione quasi da thriller.

Degno di nota è certamente tutto il lavoro sul sonoro: una squisita e rombante melodia di motori che ci fanno sentire come se fossimo a bordo pista durante una gara. Anche la fotografia riesce perfettamente nel suo intento, soprattutto nelle scene in cui la camera diventa “soggettiva” e acquisisce il punto di vista dei piloti durante la corsa.

A colpire di Le Mans ‘66 sono infine tutti i personaggi secondari, a cominciare con Enzo Ferrari interpretato, col solito carisma, dal nostro Remo Girone; per proseguire poi con l’odioso e borioso Henry Ford II di Tracy Letts, con l’italoamericano Lee Iacocca a cui presta il volto Jon Bernthal, ma anche con il giovanissimo (ma sempre più bravo e promettente) Noah Jupe nei panni del figlio di Miles e, per finire, con un Ray McKinnon sorprendentemente paterno e rassicurante nel ruolo dell’ingegnere Phil Remington.

Insomma, Ford vs Ferrari è un film per gli amanti del mondo automobilistico che regala due ore e mezzo di discorsi tecnici sui veicoli, di corse in pista e di amore per i motori. Se avete apprezzato Rush, questo certo non potete perderlo!

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