Un giorno di pioggia a New York, Allen torna a sorprenderci

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un giorno di pioggia a new york-recensione

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Dopo essere rimasto a lungo bloccato per colpa della causa tra Woody Allen e gli Amazon Studios (che l’avevano prodotto e dovevano distribuirlo), Un giorno di pioggia a New York arriva finalmente nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, Italia compresa.

Il film, che guarda al cinema anni ’40 traducendolo in una sensibilità moderna, è frutto della collaborazione tra l’ormai ottantenne Woody Allen e il direttore della fotografia Vittorio Storaro. La storia, che aggiunge un tassello fondamentale allo sforzo del regista di raccontare e celebrare Manhattan, vede come suo protagonista la progenie di Woody Allen e non l’ennesima incarnazione del suo archetipo.

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Gatsby (Timothée Chalamet) è un giovane dandy dallo spiccato spirito intellettuale, che sogna un mondo di consumi culturali demodé, ma guadagna giocando a poker online. Disprezza la cultura che gli viene imposta dai suoi ricchi genitori: “gente fuori mercato che parla di libri fuori catalogo”.  È un ribelle in tweed, un giovane “pittoresco” innamorato di Ashleigh (Elle Fanning), una provinciale, ma ricca ragazza di Tucson (Arizona) che studia all’università con lui. Quando lei viene invitata a New York per intervistare il suo regista preferito, lui decide di accompagnarla con l’intenzione di passare una bella vacanza romantica insieme.

Tuttavia, i piani da coppietta felice verranno presto spazzati via e i due si troveranno a vivere “una tipica giornata newyorkese” di due mondi completamente differenti: Ashleigh vivrà un pomeriggio veloce come un battito di ciglia, colmo di peripezie nel mondo dei divi del cinema, mentre Gatsby si ritroverà a dover affrontare una lunga e sconsolata giornata di pioggia, resa più piacevole dalla sorella minore di una sua vecchia fiamma, Shannon (Selena Gomez).

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Un giorno di pioggia a New York è un film piacevole, veloce, allegro, cattivo quanto basta e con un finale decisamente sorprendente: un momento emozionante e sentimentalmente provante che avviene ovviamente sotto la pioggia. La pellicola è un omaggio alla cultura in generale, non solo al mondo del cinema. Dentro c’è un po’ di tutto: poesia, teatro, letteratura, politica, filosofia e una particolare passione per gli artisti suicidi, da Virginia Woolf a Mark Rothko. Ciascuno di questi argomenti è accarezzato con dolcezza, stampando un sorriso sul volto di chi ne apprezza i riferimenti e non disturbando chi invece non ne conosce il contenuto.

La storia, che si svolge nell’arco di pochissimi giorni, soffermandosi soprattutto sul folle pomeriggio a New York, si apre in un qualunque pomeriggio autunnale di un college di provincia, tra alberi secchi e manti di foglie gialle e rosse, per poi spostarsi nella nuvolosa New York che piace a Woody Allen: jazz, locali storici, musical alla moda come “Hamilton”, ristoranti chic e alberghi con vista su Central Park.

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Da un luogo quasi ideale, passiamo così a un mondo quasi reale. Quasi? Sì, quasi… perché NY è una città magica in cui tutto può succedere, dove il giorno prima sei una qualunque studentessa universitaria e, il giorno dopo, sei a sorseggiare vino con le star di Hollywood.

Tutto questo è raccontato grazie a una regia formidabile, sorprendentemente giovanile, fresca e addirittura ingenua. L’atmosfera che si crea, grazie a un uso dei colori e dell’illuminazione assai piacevoli, è simile al ricordo di una tranquilla passeggiata nella città che più ci rasserena. Il film è quindi una pellicola tenera che trasmette gioia, una di quelle che, secondo me, non se ne vedevano da tempo.

A rendere il tutto ancora più interessante sono certamente i tre protagonisti… O meglio, di protagonista vera e propria qui ce n’è una sola… ed è Elle Fanning. Perché? Beh, perché il suo personaggio è FA-VO-LO-SO, uno dei migliori che Allen abbia mai creato. Una ragazzina stupidamente ingenua e teneramente logorroica che vi farà innamorare.

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È lei che tiene in piedi tutta la baracca col suo meraviglioso sorriso e la gestualità eccentrica. Al suo fianco, un tenero Timothée Chalamet, carino sì, ma quasi invisibile rispetto all’entusiasmo della sua co-protagonista. Nonostante sia il narratore della trama, un out-cast di cui ascoltiamo continuamente i pensieri, ritorna a essere il “padrone” della sua storia solo sul finale. Carino anche il personaggio di Selena, una piccola parte, piuttosto insulsa, ma ben interpretata. Che dire infine di Jude Law…. A mio parere, non pervenuto!

Insomma, per concludere, Un giorno di pioggia a New York è un film super dolce, che vi riporterà indietro nel tempo, a quei momenti belli di gioventù che terrete per sempre in un cassetto socchiuso del vostro cuore. Consiglio a tutti di andare a vederlo perché un lavoro così piacevole di Woody Allen non appariva nelle nostre sale da tempo!

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