Le Ragazze di Wall Street: Business is Business

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le ragazze di wall street- recensione

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Hustler (in italiano Le Ragazze di Wall Street – Business is Business) è un film diretto da Lorene Scafaria e prodotto da Will Ferrell e Adam McKay, che racconta un’incredibile storia vera, basata su un articolo del New York Times del 2015, intitolato The Hustlers at Scores. La vicenda descritta sul giornale aveva da subito suscitato un grande scalpore a Manhattan, attirando anche l’attenzione dei produttori cinematografici, che misero in moto la macchina di Hollywood già nel 2016, per terminare le riprese agli inizi del 2019.

La trama del film racconta la vita di un gruppo di spogliarelliste, capeggiate dalla diva e madre single Ramona (Jennifer Lopez), che decidono di unirsi per attuare un’elaborata truffa ai danni di facoltosi clienti, per lo più broker di Wall Street.

Tra queste bellezze in tacchi a spillo, troviamo Destiny (Constance Wu), una ragazza con a carico l’anziana nonna, che lavora come stripper per cercare di portare a casa qualche soldo e arrivare a fine mese. I suoi affari però non danno i frutti sperati perché i gestori dei locali pretendono una percentuale sui suoi guadagni e, dopo nottate intere a lavorare, Destiny ottiene come ricompensa solo una misera paga.

La sua esistenza cambia radicalmente quando incontra Ramona, una sensualissima veterana dello spogliarello dal carattere ambizioso, che guadagna molto più di lei grazie al suo temperamento. Impietosita dalla situazione di Destiny e con l’aiuto della collega Diamon (Cardi B), la donna cerca di insegnare alla new entry la provocante arte della lap-dance e le illustra persino come ammaliare i diversi livelli di uomini che frequentano il club.

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Quando tutto sembra andare per il meglio, il lusso e il denaro subiscono una brutta battuta d’arresto, a causa del crollo economico di Wall Street nel settembre 2008. Dopo questo evento, Ramona, stanca di vivere in un sistema privo di equilibrio, nel quale o si truffa o si viene truffati, in cui chi rispetta le regole non vince mai, spiega alle sue adepte che gli uomini di Wall Street, tra cui i suoi migliori clienti, sono coloro che hanno causato il crollo della borsa, derubando molti onesti cittadini e facendola franca.

Allora perché non fargliela pagare e derubarli a loro volta?!?

Ramona e Destiny si improvvisano così due imprenditrici e socie in affari, trasformando un gruppo di lap-dancer, tra cui Mercedes (Keke Palmer) e Annabelle (Lili Reinhart), in rapinatrici d’eccezione, formando così una banda composta da un poker di regine, pronte a rubare ai ricchi (anzi, ai ricchissimi) per riprendersi quello che gli è stato tolto, praticamente e idealmente.

Insomma, una truffa da milioni di dollari, un’industria del sesso, bevute con un mix di alcol e stupefacenti: è di questo che parla Le Ragazze di Wall Street, un gioco da ragazze e tra ragazze che non passa certo inosservato.

La pellicola, dalla corroborante carica sessuale, è una sorta di The Wolf of Wall Street al femminile. Le stripper newyorkesi sono infatti dei veri e propri lupi, non solo per la loro aggressività o perché capitanate da una leader d’eccezione, ma perché dotate di grande disprezzo nei confronti del prossimo e della morale. In questo crime-movie, in cui sono le donne a controllare ogni vibrazione, non ci sono buoni o onesti da difendere, ma solo un gruppo di squali pronti a mangiarsi tra di loro.

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La trama ripercorre gli eventi del 2013 mediante l’uso del flashback e sotto forma di una lunga intervista alla protagonista, raccontando in ordine cronologico tutta la storia delle spogliarelliste, dalla nascita della banda fino al loro arresto. Il montaggio di Kayla Emter, perciò, ci fa capire fin dall’inizio come l’avventura è andata a finire. Tuttavia, come in tanti altri casi, non è il traguardo l’importante, ma il percorso intrapreso per arrivarci… e questo tragitto è ricco di fuochi d’artificio.

Nonostante i momenti prettamente narrativi appesantiscano e rallentino un po’ il fluire della trama, il mood adrenalinico e vivace delle scene “d’azione”, caricato da una soundtrack che alterna Janet Jackson, Fiona Apple, Britney Spears e Lorde, rende la pellicola piacevole e piuttosto scorrevole. I veri punti di forza di Le Ragazze di Wall Street sono, a mio parere, i costumi (decisamente favolosi), la scenografia e soprattutto… l’illuminazione.

Le tonalità degli ambienti, soprattutto nelle scene clou della pellicola, tendono sempre a diverse sfumature di fucsia, quasi a voler inconsciamente ricordare al pubblico che sono le donne le uniche e sole protagoniste di questo film e che, nonostante gli uomini credano di poterle possedere, sono le nostre queen a spennarli come galline dalle uova d’oro.

Tra queste bellezze dal trucco pesante e dagli abiti succinti, nonostante sia Costance Wu la vera protagonista, è la magnifica Jennifer Lopez l’unica che realmente risplende. A 50 anni, con la sua sensualità e la sua bellezza, riesce a mettere in ombra tutte le magnifiche giovincelle che la circondano, a cominciare da Lili Reinhart che, nonostante le grandi aspettative, in questa pellicola risulta un pesce fuor d’acqua, una bambina che si crede grande, ma che non ha idea di cosa stia facendo.

Anche la Costance appare un po’ sottotono in questo ruolo, troppo poco espressiva e decisamente troppo piatta. Nonostante questo, il gruppo nell’insieme funziona e, essendo J-Lo la leader della banda, non dà troppo fastidio il fatto che sia nettamente meglio delle altre.

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Ciò che mi ha più turbato riguardo alle attrici è stato il cambiamento radicale che avviene nella caratterizzazione delle stripper dalla prima alla seconda parte. Nonostante l’obiettivo della regia fosse quello di non cedere alla tentazione di rendere le scene in cui viene mostrato il lavoro delle protagoniste una squallida mercificazione dei loro corpi, cercando quindi di sottolineare l’atletismo che serve nello spogliarello, le prime scene risultano piuttosto rozze, soprattutto nelle coreografie e nei dialoghi.

Non che mi aspettassi balletti da Opéra o discorsi di filosofia, ma credo che la regista abbia esagerato nell’accentuare lo stereotipo della volgarità. Questo tuttavia accade solo nella prima ora del film (il che rende il tutto ancora più strano). Infatti, quando la storia entra nel vivo e le protagoniste si trasformano in criminali, il loro modo di esprimersi si evolve, diventando più raffinato e sensuale. Anche le nuove spogliarelliste sono diverse: più impostate, più acqua e sapone e più leggere.

Per concludere, Le ragazze di Wall Street è un film carino dalle tinte femminili che, nonostante abbia come protagoniste un gruppo di donne fuori dal comune, è ben lontano dall’incarnare il progetto femminista che si era promesso di realizzare.

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