Dolor y Gloria: Almodόvar si fa chiamare Pedro

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dolor y gloria recensione

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Salvador Mallo, regista di fama internazionale, è un uomo di circa cinquant’anni che si è ormai rassegnato a sopravvivere ai dolori fisici e mentali che lo affliggono. Dolor y Gloria, la vicenda che lo vede protagonista, si sviluppa in tre principali periodi: l’infanzia, trascorsa a Paterna (Valencia), la giovinezza nella Madrid degli anni ‘80, caratterizzata dal primo amore e dalla scoperta del cinema, ed infine una contemporaneità in cui, il Salvador salvato dalla pellicola, non esiste quasi più.

Queste fasi si alternano durante la narrazione sotto forma di un continuo passaggio dalla dimensione del sogno a quella della realtà. Dolor y Gloria non è la prima occasione in cui Almodόvar indaga su se stesso ma, rispetto alle volte precedenti, ciò che caratterizza questa pellicola è l’assoluta semplicità della sceneggiatura, in cui non dà il minimo spazio a fronzoli ed eccessi.

Il film- in concorso alla settantaduesima edizione del Festival del cinema di Cannes – è l’ultima fatica cinematografica di Pedro Almodόvar e rappresenta, senza ombra di dubbio e sotto molteplici aspetti, una rinascita.

Protagonista, infatti, è un Antonio Banderas a cui il regista spagnolo ha donato l’enorme opportunità di rinascere, artisticamente ed umanamente, dopo l’infarto che lo ha colpito due anni fa. Ad avere una nuova vita, però, non è solo l’attore ma anche il regista stesso, che si racconta attraverso un autoritratto da cui emergono ricordi di vita vissuta, amori perduti, famiglia e molto altro. Il risultato di ciò è un uomo nuovo, capace di guardare con maturità ad ogni atto commesso in passato e di accettarne le conseguenze.

Il regista, per raccontare la sua storia, ha scelto di riprendere l’elemento più evocativo della vita: l’acqua. Infatti, è proprio da immerso in una piscina che Salvador Mallo, diventato ormai uomo, si presenta al pubblico in sala. Dopo aver conosciuto la gloria (e la geografia che non aveva potuto studiare da piccolo) grazie alla sua professione di regista, il personaggio vive nel tentativo disperato di scappare dai dolori fisici a cui la sua quotidianità lo ha condannato.

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L’acqua assume così i connotati di una sorta di Eden in cui l’uomo può vivere in perfetta armonia con ciò che lo circonda, senza che il male possa toccarlo. Il film è un continuo viaggio tra passato e presente in cui, a fare da padrone, sono proprio i ricordi di un bambino povero con una grande passione per la lettura, che viveva in una grotta con sua madre Jacinta (Penélope Cruz) e che aveva il grande desiderio di scappare dalla povertà.

A Madrid, lontano dal paese d’origine, Salvador, che altro non è che Pedro, incontra il cinema e la scrittura, e così «scrive per dimenticare». Dolor y Gloria è il modo migliore che il regista Almodόvar potesse trovare per far conoscere al proprio pubblico l’uomo che è diventato. Infatti, descrivendo il suo lavoro in un’intervista a Il sole 24 ore, all’affermazione: «la vita del personaggio di finzione coincide al 40 per cento con la mia vita reale», il regista ha aggiunto: «Tutto quello che c’è nella pellicola e che non ho vissuto, avrei potuto viverlo».

Antonio Banderas, per interpretare al meglio l’alter ego di colui che lo dirigeva, sceglie di «uccidere Antonio Banderas» e «diventare Pedro Almodόvar» senza «imitarlo ma cercando di capirlo e dire la verità».

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Nonostante il lavoro di annullamento che ha fatto l’attore per interpretare questo personaggio a lui così vicino, il film vuole trasmettere il messaggio che, in fondo, ognuno di noi potrebbe essere Salvador Mallo, perché «tutti nel mondo abbiamo cerchi che non abbiamo chiuso». E sono proprio questi cerchi mai chiusi a fare sì che dolore fisico e dolore dell’anima diventino un’unica realtà con la quale non si può che fare pace.

Questo tutt’uno è rappresentato perfettamente dal cambiamento di ambientazione: se la casa del piccolo Salvador è una grotta di pietra bianca dalla quale si vede il cielo, lo stesso soggetto diventato adulto predilige un’abitazione piena zeppa di quadri e di lavori stipati, destinati a rimanere su carta, in attesa che il presente accetti il passato che, fino a quando non sarà affrontato, non farà altro che ripresentarsi.

Questo è il messaggio che fotografia e montaggio hanno cercato di trasmettere allo spettatore attraverso l’uso di netti contrasti tra colori limpidi come il bianco della pietra e quelli cupi come il marrone del legno che domina l’appartamento in cui viveil protagonista.

Per concludere, Dolor y Gloria è un film sulla vita in cui Pedro Almodóvar racconta se stesso e ritrova nell’amico e attore Antonio Banderas una persona a cui può trasferire il proprio sentire più intimo con la certezza di non essere mai sminuito o tradito.

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