Copia originale- divento falsaria per salvare il mio gatto

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copia originale recensione

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Lee Israel, scrittrice e biografa di successo caduta in disgrazia, deve trovare un modo per sbarcare il lunario. L’unica soluzione è diventare una falsaria di lettere di personaggi famosi, dei quali riesce a carpire l’essenza e lo stile. Ad aiutarla e sostenerla nell’impresa c’è l’amico Jack Hock, un omosessuale pregiudicato e unica persona in grado di sopportare il brutto carattere di Lee. Tutto sembra procedere a gonfie vele finché L’FBI non si mette sulle sue tracce.

Copia Originale, film diretto da Marielle Heller, racconta la storia veria di Lee Israel. Quest’ultima ha scritto un libro: Can you ever forgive me? (titolo originale anche del film) su quello che lei stessa ha definito il periodo migliore della sua vita.

Un soggetto brillante e originale, lontano dai soliti clichè hollywoodiani, che racconta una storia difficile con toni da commedia. Il film non ci risparmia nulla, scende nel degrado e nella disperazione delle vite dei protagonisti e ne racconta le imprese criminali con dignità, senza mai cadere nel sentimentalismo forzato. I vizi e le debolezze dei protagonisti: l’alcool per Lee, il sesso e la droga per Jack diventano parte essenziale della storia e divengono strumentali alla comprensione del personaggio.

La sceneggiatura di Nicole Holofecener e Jeff Whitty, candidata all’Oscar, racconta i fatti per come Lee li ricorda, presentandoci il ritratto di una donna forte e tenace, capace di rialzarsi e di correre dei rischi, ma anche di una persona terribilmente sola, bisognosa di conforto e compagnia.

Il punto forte di Copia Originale risulta essere la caratterizzazione dei personaggi, interpretati magistralmente da Melissa McCarthy e Richard E. Grant, anche loro candidati all’Oscar. McCarthy, comica di professione con molti film brillanti alle spalle (Le amiche della sposa, Io sono tu, il remake di Ghostbusters), regge molto bene il suo primo ruolo di spessore. Invecchiata e imbruttita, ci permette di cogliere tutte le sfumature di un personaggio complesso e ben delineato che, anche solo con la sua immagine, sancisce la sua lontananza dal mondo dell’élite letteraria di cui non ha mai voluto (o non è mai riuscita) a far parte.

Appare così come una donna priva di gusto e di glamour, sboccata e sempre con un bicchiere di whisky in mano, lontana dal modello di donna che quel circolo ricerca. Ben evidente è anche il percorso emotivo che Lee compie: dapprima timida e timorosa nell’esporsi, al punto di nascondersi nelle vite di cui scriveva, diviene presto capace di assumersi la responsabilità di un gesto criminale e scorretto.

Anche Richard E. Grant porta avanti una performance intensa e brillante allo stesso tempo. E non cade mai nella banalità, nemmeno nel finale, quando Jack si ammala di AIDS ed appare in scena per l’ultima volta, provato ma risoluto nel cercare una riconciliazione con la sua amica.

L’unico punto non pienamente innovativo di Copia Originale risulta essere la regia, che strizza, forse, un po’ l’occhio allo stile di Allen, soprattutto nella resa dei colori e nell’utilizzo della musica jazz. La fotografia ci presenta una New York fredda, che riempie molte inquadrature con i suoi paesaggi urbani, contrapposti alle librerie e ai luoghi chiusi (si pensi soprattutto al bar frequentato dai due protagonisti) rappresentanti con colori caldi e vivaci.

Una storia quotidiana, persino un po’ scorretta, ma originale e ben narrata. E una protagonista capace di rimanere sé stessa anche raccontando le vite altrui, scegliendo spiriti affini al suo di cui falsificare le memorie. E che non ha bisogno di cercare il perdono e di pentirsi delle sue azioni per essere accettata ed ascoltata.

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