VENOM- figata o ca*ata? La verità sull’ultimo film Marvel

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Venom è la nuova pellicola figlia dell’Universo Marvel, adottata dalla Sony Pictures, e diretta da Ruben Flaisher. Il film è arrivato in Italia poche settimane fa con le peggiori premesse: una quantità infinita di commenti e reazioni negative provenienti direttamente dagli Stati Uniti. La storia non ha riscosso molto successo oltreoceano a causa probabilmente di un protagonista snaturalizzato che non ha niente a che vedere con il Venom che ci ha fatto accapponare la pelle in Spiderman 3 (2007).

Questo insolito Cinecomic nasce dall’idea di voler creare un nuovo franchise parallelo a quello di Spider-Man, tutto dedicato ad un antieroe che prende il volto della grande star hollywoodiana Tom Hardy. La trama di questa origin story racconta del giornalista d’inchiesta Eddie Brock, un uomo tamarro ma tenero come un orsacchiotto, che, dopo aver scoperto che il leader della Life Foundation, Cartlon Drake, fa esperimenti sugli esseri umani, s’intrufola nel suo laboratorio per raccogliere delle prove e denunciarlo al mondo.

Eddie però non ha la più pallida idea di cosa stia realmente accadendo in quella sede isolata piena di stanze a vetri. La sua ingenuità e la non curanza delle regole lo porteranno faccia a faccia con i simbionti, esseri informi e dalle movenze scomposte, simili a quelle dell’alieno Calvin del film Life (diretto da Daniel Espinosa). Eddie diventerà l’ospite perfetto per il parassita Venom, una creatura malvagia mangia uomini, pronta a distruggere il nostro mondo. Tra loro si creerà un rapporto speciale che li trasporterà in un viaggio dark dalle sfumature comiche.

Come potete evincere da questa mia ultima affermazione, Venom è molto lontano della classica formula dei film sui supereroi a cui la Marvel ci aveva abituato. La pellicola non ha niente a che vedere con la sua nemesi Spiderman, più tendente verso il drammatico (mi riferisco alla versione del 2002 con Tobey Maguire), ma si allinea con la nuova tradizione di antieroi in stile Deadpool e con la comicità rozza dell’ultimo Thor e di The Amazing Spiderman.

Per capire come siamo arrivati a vedere sul grande schermo un film come Venom, bisogna guardare al nome del suo regista, Ruben Fleisher, conosciuto soprattutto per la demenziale pellicola Benvenuti a Zombieland con Jesse Eisenberg, Emma Stone e Woody Harrelson. La peculiarità di questa enorme idiozia è una natura a metà fra la commedia e l’horror con gli zombie, più sbilanciata verso il comico.

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Dopo questa premessa, era quindi inevitabile che Venom diventasse un film di opposizioni radicali e che riprendesse questo modello di Commedia un po’ demenziale con qualche parvenza di azione e qualche sfumatura horror vagamente cronenberghiana. Nonostante questa indole superficiale, la pellicola cerca di offrirci qualcosa in più, mostrandosi all’occhio dello spettatore non prevenuto come una metafora del disturbo dissociativo dell’identità.

Conosciuto anche come il disturbo di personalità multipla, il DDI implica “la presenza di due o più identità separate che, una alla volta, prendono il controllo del comportamento del soggetto”. Questo è bene o male ciò che accade a Eddie con il parassita Venom. I due, entrando in simbiosi, diventano sì un solo corpo, ma finiscono anche per miscelare le loro personalità. Se Eddie acquisisce da Venom un po’ di sicurezza in se stesso, l’alieno a sua volta muta inesorabilmente. È da Eddie infatti che l’essere mostruoso prende tutta la sua ironia, elemento chiave e più riuscito del film.

I due personaggi interagiscono tra loro in una sorta di dialogo interiore e il parassita aiuta il protagonista in più di un’occasione, come accade in chi è affetto da DDI, quando la personalità più forte subentra per proteggere emotivamente le altre identità. Tutto questo arriva al pubblico e funziona grazie al candidato all’Oscar Tom Hardy. L’attore, specializzato in film impegnati, come Inception, Dunkirk e The Revenant, mostra ancora una volta il suo talento, dimostrando di non dare per scontato neanche un ruolo di serie B come questo. Grazie alle sue capacità riesce a creare un personaggio vero, forse un po’ sfigato, ma estremamente tenero e trasparente.

Al suo fianco, nel ruolo della sua fidanzata e di un’avvocatessa in carriera, troviamo invece la bravissima Michelle Williams. Penso che il suo sia uno dei personaggi più riusciti perché si distingue dal classico modello della fanciulla da salvare. Il suo ruolo non è semplicemente quello di strillare e piangere come fa Mary Jane in tutti gli Spiderman. Qui Anne è un personaggio attivo che, seppur di supporto, influisce sullo scorrere della trama.

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È lei infatti a lasciare Eddie quando questo, con il suo egoismo, le fa perdere il lavoro ed è sempre lei a salvare il protagonista in più di un’occasione. Il personaggio più debole è sicuramente il villain Carlton Drake, interpretato da un ottimo Riz Ahmed. Credo che il problema qui non sia l’attore ma le motivazioni che spingono il personaggio ad agire. L’uomo ha la nobile ambizione di salvare il mondo ma persino un bambino si renderebbe conto che i suoi piani sono irrealizzabili.

Tutto sommato, penso che i personaggi in generale funzionino, soprattutto grazie alla scelta di un cast stellare che ha messo tutto se stesso nella realizzazione di questo film. Il vero problema di Venom infatti è la struttura narrativa. La pellicola è davvero molto lenta con un’introduzione esplicativa inutilmente troppo lunga. L’azione, ridotta al minimo, pergiunge solo in un finale privo di logica, buttato lì senza spiegazioni.

Questo andamento ascendente ci regala quindi un po’ di adrenalina solo negli ultimi venti minuti della proiezione e con essi sopraggiunge anche un miglioramento della fotografia, che introduce immagini ed effetti speciali sorprendenti. Rispetto agli altri film della Marvel quindi, Venom risulta molto più lento e molto meno improntato sull’azione.

La vera punta di diamante di questo film è l’apparato tecnico che lo circonda. Se la regia e la sceneggiatura non sono all’altezza dell’interessante progetto che la Marvel aveva in mente, gli effetti speciali, la fotografia ed il trucco non deludono lo spettatore.

Per concludere, Venom, nella sua sgangheratezza, è un film capace di rendere un sincero omaggio al personaggio dei fumetti da cui nasce, cogliendone la vera natura, legata prima di tutto ad un intrattenimento scombinato, puro e genuino. Il problema più serio di questa pellicola rimane la poca personalità dietro la macchina da presa e la carenza di un qualsivoglia senso di azione ed adrenalina.

Per sapere qualcosa in più sulla scena dopo i titoli di coda, passate alla prossima pagina.

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