Tomb Raider: Alicia Vikander veste i panni di Lara Croft

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Tratto dall’omonimo videogioco del 2013, creato da Crystal Dynamics, Tomb Raider riporta sul grande schermo Lara Croft, l’eroina più amata del mondo arcade.
A vestire i panni della grande esploratrice, in questo reboot della saga cinematografica, è niente meno che il premio Oscar Alicia Vikander. L’attrice, che ha sostituito Angelina Jolie come protagonista della serie videoludica, ha scelto di interpretare Lara con una veste inedita e ammorbidita.

In questa sorta di prequel, in stile “Come tutto ebbe inizio”, la Croft è una ragazza indipendente, determinata e sicura di sé, rimasta orfana dopo la scomparsa del padre. Nonostante le difficoltà economiche in cui si ritrova, si rifiuta di ereditare la multinazionale paterna, sperando ancora in un ritorno del suo amato genitore.
La sua vita cambia inesorabilmente quando la tutrice Ana e il notaio le consegnano un rompicapo che contiene al suo interno una chiave. È l’inizio di un’avventura che cambierà la sua vita e che darà il via al mito della grande esploratrice Lara Croft.

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Questa, a grandi linee, è la trama del film… piuttosto banale, non credete?
La pellicola ha purtroppo molti difetti, a cominciare dall’oggetto del desiderio: “La Tomba di Himiko”, storica imperatrice giapponese, sepolta viva in un’isola del Mar del Diavolo, a causa dei suoi oscuri poteri magici che le permettevano, con il solo tocco dalla mano, di sterminare un’intera popolazione. Ora, io mi domando: perché una persona (il padre di Lara in particolare, uomo intelligente e benestante) dovrebbe andare alla ricerca di un’arma così letale?

La motivazione che il regista Roar Uthaug ci offre è che l’uomo, dopo la morte della moglie, si era appassionato di magia e spiritismo. Ma questo che c’entra? Tutto ciò non ha senso!
L’altra domanda che mi sono posta, durante la proiezione di Tomb Raider, che sorge in me ogni qual volta guardi un film su questo genere d’avventura, è stata: perché un popolo dovrebbe scegliere di seppellire viva una persona così letale invece di ucciderla e bruciarne i resti? Mah, i misteri della fede.

Ma procediamo…
Lara scopre che il padre è partito alla ricerca di questa famigerata tomba e così, per andare a recuperarlo, prende il primo volo per Hong Kong dove ingaggia il capitano Lu Rene (Daniel Wu) per farsi accompagnare sull’isola di Yamatai.
L’avventura prosegue senza grandi colpi di scena o momenti particolarmente significativi fino ad un finale squallido e deprimente che vi fa dubitare della vostra sanità mentale nell’aver speso 5 euro per vedere Tomb Raider al cinema.

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Per il resto il film è quantomeno decente: carini gli effetti speciali, buone le riprese e apprezzabili i costumi. Ora, so bene che quello che sto per scrivere risulterà impopolare, ma forse l’unica nota di merito di questo film è Alicia Vikander che, per mio gusto personale, è nettamente superiore (come attrice!) ad Angelina Jolie. Nonostante si noti la sua attitudine più drammatica, il duro lavoro sul suo fisico e sull’interpretazione l’hanno premiata. È forse la cosa più credibile dell’intera pellicola.

Ho apprezzato molto i suoi modi incerti ed empatici, estranei al personaggio più maturo, che rimandano alla sua inesperienza e ai problemi familiari irrisolti. È una ragazzina coraggiosa e ostinata, con un volto dolce ed espressivo, lontano da quello più sensuale ed “aggressivo” della Jolie.

Per concludere, Tomb Rider non è un granché: veloce si, pieno d’azione pure ma con la trama assolutamente ingiustificata. Se lo sceneggiatore si fosse fermato un attimo a pensare a ciò che stava scrivendo, cercando magari una trama più avvincente o quantomeno convincente, forse sarebbe stato meglio.

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