“Assassinio sull’Orient Express”: chi ha ucciso Johnny Depp?

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assassinio sull'orient express-recensione

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A 43 anni di distanza, “ Assassinio sull’Orient Express ”, tratto dall’omonimo romanzo di Agatha Christie, torna finalmente nelle sale con un look cinematografico tutto nuovo e degno delle tecnologie del nostro secolo.

Nonostante la migliore qualità di definizione e un setting decisamente più moderno (forse troppo, per gli anni nei quali vuole essere ambientato), la storia rimane la stessa. Sullo sfondo degli anni Trenta, dell’Art déco e del turismo esotico, Hercule Poirot scova colpevoli e sonda con perizia le sottili meccaniche criminali. Atteso a Londra con urgenza, trova sistemazione, lusso e conforto sull’Orient Express. Ma una valanga e un omicidio interrompono presto i suoi pochi istanti di riposo, la lettura di Dickens e lo studio mattutino sulla simmetria delle uova. Riuscirà a scoprire l’assassino prima che sia troppo tardi?

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La storia, scritta da Agatha Christie, è un giallo/Thriller che ha come suo obiettivo quello di tenere lo spettatore sulle spine fino alla fine, quando finalmente tutto viene svelato. Peccato che il film, da questo punto di vista, sia piuttosto deludente. Premettendo che non sono riuscita a scovare l’assassino finché non si è palesato perché sono la peggior detective del mondo, mi sono accorta, comunque, che tutte le persone che mi circondavano al cinema erano arrivate alla risoluzione del problema in pochissimo tempo, molto prima del dovuto.

La spiegazione che mi sono data per cercare di capire questa mancanza di suspance è stata che, nonostante la sua durata di 114 minuti, il film lascia alla parte dell’investigazione vera e propria davvero poco tempo. Tutto appare affrettato e tirato via, molti personaggi vengono solo abbozzati e le ipotesi del grande Poirot non ci fanno mai cadere in fallo, fornendoci solo pochissimi indizi.

Penso che la colpa sia soprattutto da attribuire al regista, Kenneth Branagh, che, prendendo sulle sue spalle anche il ruolo dell’attore principale, finisce per svolgere in modo approssimativo sia l’uno che l’altro compito. Il film in stile “faccio tutto io” si mostra quasi come un pretesto per auto elogiarsi, vanto di cui, a mio parere, non avrebbe alcunissimo bisogno perché è un grande regista, che ci ha regalato grandi lavori come Thor e Jack Ryan, e un grande attore che ha recitato in pellicole come Dunkirk e Molto rumore per nulla.

Perciò, in questo slancio di manie di protagonismo, con i suoi baffoni e la sua pulsione narcisistica, è Poirot il solo e unico protagonista del film, non solo per la soluzione finale in cui dimostra finalmente il suo alto quoziente intellettivo, ma fin dalla prima inquadratura, in un prologo pasticciato in cui mette in chiaro fin da subito chi sia la vera star. Ma dove è finito il vero Hercule, un uomo, seppur vanesio ed eccentrico, sempre molto abile a mimetizzarsi e a farsi sottovalutare dai suoi nemici? Mah, svanito nel nulla o calpestato dall’egocentrismo.

Un’altra caratteristica fondamentale del libro che il nostro regista ha tralasciato, è il senso di claustrofobia che l’Orient Express ci avrebbe dovuto trasmettere. Per paura di dar vita ad un film “troppo teatrale”, Branagh si è perso un elemento così fondamentale da permettere agli attori di uscire dal treno, rompendo un po’ la magia e il senso di oppressione che si sarebbe dovuto creare.

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Personalmente, devo dire che nemmeno i piani sequenza e i movimenti di macchina da fuori a dentro mi hanno fatto impazzire, anzi, alcuni li ho trovati decisamente fastidiosi. Ho capito il suo desiderio di rappresentare il passare monotono delle ore ma forse qualcosa nel suo progetto non ha funzionato.

Per concludere vorrei parlare della cosa che mi ha irritato di più: la scelta del cast. Perché, caro il mio regista, vai a riunire in una sola pellicola cinque tra le stelle più luminose di Hollywood (Judi Dench, Johnny Depp, Michelle Pfeiffer, Penelope Cruz, Willem Dafoe) e poi dai loro solo dieci misere battute a testa e li lasci lì a bersi il caffè? Davvero non lo capisco.

Personalmente avrei preferito un cast più ristretto e meno numeroso ma molto più studiato. I personaggi sono dei semplici manichini presi e messi lì solo perché Agatha Christie li citava nel romanzo. Per il poco tempo che passano in scena, è perciò per me impossibile dare un’opinione sulla capacità interpretativa di ciascun attore, il cui unico compito sembra quello di dare corpo a un oggetto di scena. I personaggi non possiedono alcun approfondimento psicologico e, solo alla fine, con uno spiegone plateale più lungo della Divina Commedia, si riesce finalmente a capire chi siano e cosa ci facciano sul treno.

Perciò, Kenneth Branagh, volevi fare un film “furbo”? Ci sei riuscito in pieno. La prossima volta, però, cerca di pensare un po’ meno a te stesso e un po’ di più al pubblico che spende soldi per venire a vedere un tuo lavoro.

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