Wonder Woman: girl’s power

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Vedere “Wonder Woman” è stato come salire sulle montagne russe: vivere una serie di alti e bassi per poi rendersi conto di essere  già arrivati al capolinea con una sola frase in mente: “Tutto qui?”. Con questo film, la regista Patty Jenkins ha infatti dato vita ad una pellicola che alterna momenti euforici, ironici ed estremamente potenti a momenti di una noia morbosa che sembrano non finire mai.

Riuscito più sul lato ironico che su quello eroico-drammatico, “Wonder Woman” racconta la storia della figlia della regina delle Amazzoni, Diana, interpretata dalla modella israeliana Gal Gadot che stupisce più per la sua bellezza, così particolare da farla spiccare tra la folla, che per il suo talento. Infatti, nonostante la parte le calzi a pennello fisicamente per il suo corpo slanciato e la sua eleganza naturale, la mimica facciale lascia ancora molto a desiderare, dando luogo a scene drammatiche scarse e abbastanza patetiche.

La parte del film più riuscita è certamente quella in cui si racconta l’infanzia della fanciulla e di come ella sia cresciuta con la madre e con le altre Amazzoni nell’isola incantata di Themyscira, nascosta agli occhi degli uomini e degli Dei. Vissuta sotto addestramento in una campana di vetro, tra mille storie sul mondo oltre oceano, presto si trasforma in una guerriera forte coraggiosa ma anche molto ingenua, votata al sacrificio e incapace di comprendere il potenziale dei suoi oscuri poteri.

Proprio a causa di questa sua natura, quando il bel pilota americano Steve Trevor (interpretato da Chris Pine) atterra per puro caso sull’isola di Themyscira parlando di morte e bombardamenti, Diana decide di ripartire con lui, convinta che dietro al grande conflitto universale vi sia lo zampino di Ares, il dio della Guerra, antico nemico delle Amazzoni. Con questa leggenda il mondo di Wonder Woman si appella direttamente alla mitologia greca, rendendo esplicito quel legame evidente tra supereroi e miti antichi. Ma i mortali non hanno bisogno di una vecchia storia per farsi del male e Diana scoprirà a sue spese che la Prima Guerra Mondiale non è altro che un frutto degli uomini, essere malvagi e corrotti dalle bassezze del mondo concreto, pronti a tutto per dimostrare la propria superiorità.

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In questa avventura tra il femminile e il femminista, l’uomo fa solo da spalla diventando addirittura la povera donzella in pericolo. In questa storia, fatta di guerre e ingenuità, non manca il gruppo di supporto, formato da minoranze etniche, che solo alla fine dimostra il proprio valore e il più bel sentimento umano: l’amicizia.

Nonostante la fotografia e la scelta di costumi siano da apprezzare, il film pecca di grandi difetti ad incominciare dagli effetti speciali da cartoni animati fino ad arrivare ad un antagonista davvero patetico che vive di frasi fatte. Ares, interpretato David Thewlis, per niente a suo agio nel ruolo del cattivo, è un personaggio insignificante, privo di senso, senza alcuna motivazione di esistere. La sua apparizione, alquanto forzata, sembra avere come unico scopo un’epica battaglia finale che, per come è stata girata, Patty Jenkins se la sarebbe potuta anche risparmiare.

Nonostante Wonder Woman ceda così inesorabilmente ai cliché del cine-fumetto, riesce comunque a dare un volto eroico al femminismo creando un personaggio che non necessita di essere caricato per trasmettere la sua fiera combinazione di fascino, ingenuità, decisione e dolcezza.

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