Recensione film “The Misandrists”

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Il regista Bruce LaBruce, simbolo del New Queer Cinema, esprime in questo film tutta la sua poetica sessuale in chiave fiabesca.

The Misandrists è un film maschilista e demenziale che si prende liberamente gioco dei movimenti femministi, che da tempo cercano di avere una propria voce e di farsi largo in un mondo sessista.

Da qualche parte nella “Ger(wo)many”, un esercito femminile si sta preparando alla rivoluzione finale. Le componenti di questa formazione paramilitare sono psicopatiche che si trovano a vivere sotto uno stesso tetto, in una sorta di “scuola” per bambine speciali, per imparare la riproduzione per partenogenesi e per fare sesso tra di loro. Vogliono il dominio in una società corrotta e, per questo motivo, le eccentriche femministe omosessuali decidono di bandire il genere maschile dalla loro casa e dalla loro vita, usando un convento come copertura.

La “madre superiora”, una matta con l’abito da suora e il volto da Lady Gaga, impartisce ordini e indicazioni alle proprie adepte, ciascuno delle quali incarna un modello di femminilità. Le giovani sono ragazze con un passato difficile a cui la “preside” ha offerto un’ancora di salvezza e un nuovo modo di vivere. Quando una di loro decide di ospitare di nascosto un soldato ferito, la situazione si complica poiché, secondo la loro legge, nessun uomo può entrare in quella casa. Il loro piano rischia di saltare e ogni segreto sta per essere svelato.

Bruce LaBruce gioca in maniera irriverente e volgare con la sessualità, confinando il maschio ad un ruolo marginale e concentrandosi su uno stravagante femminismo 2.0. Sceglie liberamente di farsi gioco dell’emancipazione della donna mostrando delle galline senza cervello che seguono idee surreali e invero-simili, niente di più lontano dai movimenti per i diritti della donna.

La galleria di personaggi strappa qualche amaro sorriso ma la pochezza dell’insieme è davvero preoccupante dando vita ad un film a tratti disgustoso e a tratti veramente stupido. L’utopia del mondo senza uomini poteva essere uno spunto davvero interessante se affrontato con meno ironia e più rispetto.
Il risultato finale appare davvero sciapo e inconcludente, il gusto per l’anarchia si esaurisce in un nulla di squallore e di demenziale sarcasmo, un misto tra Scary movie e un film di Rocco Siffredi.

In questo campo, dove le donne si accoppiano come furetti e si lasciano andare ad effusioni amorose, una nuova rivoluzione lesbica sta prendendo piede, creando il suo rifugio in una casetta delle fiabe, tra quella dei sette nani (che ormai sono stati spodestati) e la scuola di danza di Suspiria. In questo posto, a metà tra un college e un’accademia militare, le cadette, amazzoni imbruttite e senza cervello, si preparano alla rivoluzione sessuale totale.  Sono un gruppo di donne eccentriche e bizzarre, con un gusto per trucco e capelli alquanto discutibile, che rifuggono a qualsiasi estetica moderna o di qualsiasi era.

L’apice della stupidità è raggiunta con l’evirazione, momento quasi liturgico che trionfa alla fine del film, giocato su un doppio binario, tra scena reale e un filmato di un’operazione chirurgica di cambio di sesso. A questa tristezza infinita segue un’immagine da horror demenziale con le ragazze inondate di sangue. Il rosso e il viola sono i colori che trionfano in una fotografia dalle tinte sgargianti, in linea con i gusti di queste strane protagoniste.

Infine, per concludere con un grandissimo “colpo di genio”, il regista inserisce un lunghissimo bacio tra due donne. Una per la verità è una trans ma, poco male, nessuno è perfetto. Tra una recitazione da onco e una scena porno disperata, la pellicola si aggiudica il titolo di peggior film nella storia del cinema. I miei complimenti!

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