Spiderman: Homecoming- Tom Holland fa scintille

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A mio parere “Spiderman: Homecoming” è il film rivelazione dell’anno!

Partita con poche aspettative, pronta a scrivere una critica spietata, mi sono dovuta ricredere: il regista Jon Watts è riuscito a mettere sotto una luce completamente nuova, geniale e spassosa una pellicola ormai vista e rivista. A 10 anni da “Spiderman 3” e a 3 da “The Amazing Spiderman 2”, torna nelle sale l’Uomo Ragno, interpretato questa volta dal giovane Tom Holland, in veste di un supereroe completamente diverso: più giovane, più ironico, più ingenuo, molto meno teatrale e molto più simile ai giovani di oggi.

In questa nuova pellicola troviamo un Peter Parker che non riesce a dimenticare l’esperienza vissuta con gli Avengers e con Tony Stark. Quella gioia, quei momenti di euforia sono ormai scolpiti nel suo cuore e lo spingono a cercare sempre nuove avventure e nemici da affrontare senza sapere a chi o a che cosa sta andando veramente incontro.

Sogna in grande: vuole abbandonare la sua veste di“amichevole Uomo Ragno di quartiere”, preso sotto l’ala protettiva del grande Iron-Man, per trasformarsi in un giovane eroe come il suo mentore e Capitan America. Spera di lasciare la periferia in cui vive, la scuola e gli amici, per fuggire da un mondo che odia solo a parole ma che, in fondo, ama e dal quale non riesce mai a separarsi del tutto.

Il suo essere molto giovane ed avere 14 anni è stato il tocco di genio del regista perché ha dato vita ad un personaggio che ironizza su se stesso in cui è molto più facile identificarsi. La sua euforia per la nuova tuta, reinventata e tecnologica, ha dato vita ad alcune delle scene più esilaranti del film, descrivendo il tipico comportamento di un ragazzo alle prese con un giocattolino nuovo.

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Dopo Andrew Garfield e Tobey Maguire, abbiamo finalmente un uomo ragno stupito dalle sue capacità, un giovane scemo, ingenuo, pieno d’energia e di voglia di fare. Non sono il liceo o il cellulare a fare di lui un teenager, ma la sua personalità che contrasta e risalta i suoi poteri e il suo desiderio di aiutare gli altri.

In questo impianto visivo migliore, originale, competente e sofisticato la storia viene raccontata sotto tutto un altro punto di vista non accennando minimamente alla morte dello zio e proiettandosi a capofitto in un futuro che Peter spera essere luminoso. Tra colpi di scena sorprendenti e combattimenti entusiasmanti, il ragazzino che sprizza adolescenza da ogni poro si trova di fronte ad una minaccia reale: un Michael Keaton vestito da “Avvoltoio”, un imprenditore infuriato con i ricchi come Stark e con il sistema, pronto a smerciare armi e materiale alieno per riscattarsi da un passato fatto di sacrifici e duro lavoro.

In tutto ciò Jon Watts e i suoi 5 sceneggiatori riescono persino a dar vita ad una geniale metafora del conflitto genitori-figli, non solo nel rapporto tra Peter e la zia figa, ma anche nel viaggio in macchina verso il ballo (di certo una delle scene migliori del film per ritmo, ironia e per la capacità di giocare sui diversi gradi di conoscenza della realtà) mettendo le basi non solo per un ottimo film di supereroi ma soprattutto per un esilarante teen-movie che potrebbe funzionare anche senza poteri.

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Spiderman: Homecoming è insomma, a mio parere, uno dei più grandi capolavori della Marvel, interessante anche per chi, come me, aveva già visto e apprezzato “Spiderman” e “The Amazing Spiderman”.

P.S. Vi consiglio vivamente di rimanere seduti dopo i titoli di coda perché due scene inedite saranno la ciliegina sulla torta di questo film geniale.

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