domenica, Novembre 8, 2026

Con “Coco” la Pixar torna a stupirci

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Con il suo nuovo capolavoro la Pixar approda in Messico e questa volta, ad attendere gli spettatori, non ci saranno principesse da salvare o bellissimi principi azzurri ma un bambino di 12 anni di nome Miguel, il cui unico scopo nella vita è quello di cantare. Nonostante la musica scorra nelle sue vene e speri un giorno di potersi esibire su un palco come il suo idolo Ernesto de la Cruz, sa che questo è e rimarrà sempre un sogno perché, nella sua famiglia, qualsiasi tipo di melodia è severamente proibita da quando l’anziana bisnonna Coco fu lasciata dal proprio padre per inseguire il successo.

La storia, un viaggio colorato e struggente attraverso le nostre radici più profonde, è un delizioso connubio tra elementi fantastici e tradizioni messicane. L’avventura, che ci guida alla scoperta di noi stessi e al raggiungimento dei nostri sogni, prende forma nel Día de los muertos (il giorno dei morti), l’unico momento dell’anno in cui il confine tra il mondo dei vivi e quello dei defunti si fa più sottile, permettendo alle famiglie di riunirsi per uno speciale banchetto.

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Con queste premesse, Coco si presenta come una versione colorata e fiabesca di un viaggio negli Inferi e come un percorso di formazione che porterà il protagonista faccia a faccia con un passato tutto da scoprire, meno oscuro e più emozionante di quanto chiunque avrebbe potuto prevedere.

Attraverso questa visita al mondo dei morti, diventa centrale il tema del ricordo e l’idea del tempo che sta passando, due argomenti che la società di oggi cerca di sopprimere, ossessionata dalla necessità di rimanere giovani e dal desiderio di cristallizzare i momenti attraverso le immagini.

La frenesia quotidiana ci costringe a chiudere in un cassetto della nostra memoria ciò che è stato, lasciando spazio a scadenze di lavoro, nuove amicizie e fastidi passeggeri. Quando ci fermiamo un attimo però, finalmente liberi dal caos e dagli impegni, i pensieri e i ricordi ci travolgono in un istante, pronti a riaffiorare e ad invaderci completamente.

Giocando sapientemente con colori e musica, Coco riesce a fare esattamente questo: prima ci ubriaca di creature fosforescenti, petali scintillanti e una melodia travolgente, poi, quasi a tradimento, ci riempie il cuore di emozione e gli occhi di lacrime. Il viaggio del piccolo Miguel nel regno dei morti è così anche un’avventura all’interno dei sentimenti, una corsa folle alla ricerca di un passato che non ha mai conosciuto davvero.

coco-recensione-film pixarÈ in questo lungo cammino che Miguel si appresta a conoscere l’unico male da temere davvero: l’oblio, una materia oscura a cui è destinato colui che nessuno vuole ricordare. Questo tema, di grande impatto e di una grande profondità spirituale, diventa centrale per esaltare ancor di più l’importanza del ricordo e dell’amore per la famiglia.

Infatti, se Inside Out, con il sacrificio di Bing-Bong, ci voleva far capire che per crescere bisogna rinunciare a una parte di sé, Coco ci invita a non dimenticare e a tenerci stretti i ricordi delle persone che amiamo nonostante queste ci abbiano ferito o non siano più tra noi.

Parlando invece dei personaggi, nonostante alcuni di questi (a mio parere, uno in particolare) siano abbastanza inutili allo sviluppo della vicenda, il regista Lee Unkrich è riuscito inaspettatamente a dare vita a protagonisti ben collaudati, convincenti sia per il loro carattere che per la loro storia. Tutti i membri della famiglia hanno un passato con cui devono fare i conti e degli errori con cui devono convivere. Il legame tra il mondo dei vivi e quello dei morti, descritto dal punto di vista di entrambe le parti, è qui il deus ex machina che spinge Miguel a sopperire agli sbagli commessi dalla sua famiglia.

Per concludere, devo dire che Coco, ricco di colpi di scena e momenti esilaranti, è un film d’animazione che mi ha rubato il cuore. Lontano da qualsiasi altro capolavoro Pixar, è senza ombra di dubbio una storia adatta a tutti, sia grandi che piccini. Nonostante le canzoni (scritte da Germaine Franco, Robert Lopez e Kristen Anderson-Lopez, che impreziosiscono la colonna sonora di Michael Giacchino) non siano tra le mie preferite, Coco merita assolutamente di essere visto.

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