Mostra fotografica “Henri Cartier-Bresson”

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Mostra fotografica

“Fotografare, è riconoscere un fatto nello stesso attimo ed in una frazione di secondo e organizzare con rigore le forme percepite visivamente che esprimono questo fatto e lo significano. È mettere sulla stessa linea di mira la mente, lo sguardo e il cuore”

Mostra fotografica "Henri Cartier-Bresson"

Dal 16 giugno al 15 ottobre 2017 sarà allestita, presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada” (San Gimignano), una mostra che vedrà esposti ben 140 scatti del famoso fotografo Henri Cartier-Bresson.

Per chi non lo conoscesse, Henri Cartier-Bresson, soprannominato “occhio del secolo”, è stato un fotografo francese, pioniere del foto-giornalismo, nato nel 1908 e morto nel 2004. È considerato il teorico del “momento decisivo” grazie alla sua abilità di puntare all’immediatezza dell’immagine e di catturare, con le sue istantanee in bianco e nero, l’anima del 900: dal Surrealismo alla Guerra Civile spagnola, dalla Seconda Guerra Mondiale alla Guerra Fredda.

Con gli studi giovanili, Bresson si avvicinò alla pittura e, in particolare, all’ambiente dei surrealisti francesi. Solamente nel 1931, grazie ad uno scatto di Martin Munkacsi, nacque in lui l’interesse per la fotografia. Raccontò che a convincerlo era stata quella foto che riusciva a dar fuoco alle polveri e che gli faceva venir voglia di guardare la realtà attraverso l’obiettivo.

Fu così che nel 1932 comprò la sua prima macchina fotografica, una Leica 35 mm con lente 50 mm che l’accompagnò per molti anni e che fu per lui un’estensione del proprio occhio.

Durante la Seconda guerra mondiale, entrò nella resistenza francese, continuando a svolgere costantemente la sua attività fotografica. Catturato dalle truppe naziste nel 1940, riuscì a fuggire dal carcere al terzo tentativo. Al suo rientro si unì a un’organizzazione di assistenza ai prigionieri evasi. Nel 1944 fotografò la liberazione di Parigi.

Mostra fotografica "Henri Cartier-Bresson"

Lavorò anche nell’ambito cinematografico e visitò molti angoli del pianeta in compagnia della sua macchina fotografica: Cina, Messico, Canada, Stati Uniti, Cuba, India, Giappone, Unione Sovietica e molti altri paesi. Fu il primo fotografo occidentale a fotografare liberamente nell’Unione Sovietica del dopoguerra.

Cartier-Bresson ricercava la spontaneità e, per questo motivo, considerava la tecnica solo un mezzo che non doveva sconvolgere l’esperienza iniziale. Non utilizzava né l’esposimetro per regolare la luce né la messa in posa dei soggetti per i suoi ritratti. Il suo scopo era ritrarli nel quotidiano, inseriti nel loro ambiente. 

“Le immagini non hanno bisogno di parole, di un testo che le spieghi – aveva detto – sono mute, perché devono parlare al cuore e agli occhi” .
Fedele a questa idea, per identificare le sue foto, si limitava ad indicare luogo e data dello scatto senza aggiungere didascalie.
“Per quanto riguarda la fotografia, non ci capisco nulla” (cit. Henri Cartier Bresson)… personalmente non sono d’accordo ma potrete giudicare voi stessi visitando la mostra.

Orari:
16 giugno – 30 settembre: ore 10.00- 19.30
1 ottobre – 15 ottobre: ore 11.00- 17.30

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